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I film autoriali/di nicchia, nessuno se li fila?


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Questa discussione ha avuto 41 risposte

#16
LambertoKevlar

LambertoKevlar
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del resto l'ha detto pure Inarritu che i cinecomics sono un "Genocidio culturale" 

 

un momento...guardo i cinecomics.Come mi permetto di conoscere Inarritu...



#17
umop apisdn

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non perdi occasione per mettere in mezzo i cinefumetti con disprezzo se ci fai caso. Son constatazioni, ma constatazioni lanciate con disprezzo

 

ne parli come se fossero il male principale dell'umanità  prima della fame e la guerra

Ho già spiegato il motivo nel thread di Mad Max. Disprezzo il sistema, ma ogni tanto qualcosa di buono esce fuori.

 

C'entra poco con la discussione, comunque. Si parlava degli spiegoni che hanno rincoglionito il pubblico.



#18
Reid

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Se ripenso al fatto che l'anno scorso è uscito "The raid 2" che da solo da millemila piste a tutto il cinema action di quello e di quest'anno...(o almeno penso, Mad Max lo vedo dopodomani)  :nono:



#19
autechre

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Perché la gente non capisce. :sisi:



#20
Cobra Caos

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Perché farsi le seghe nei topic non è divertente. Molto meglio i litigi per argomenti futili :sisi:



#21
Genocide

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Ho già spiegato il motivo nel thread di Mad Max. Disprezzo il sistema, ma ogni tanto qualcosa di buono esce fuori.

 

C'entra poco con la discussione, comunque. Si parlava degli spiegoni che hanno rincoglionito il pubblico.

 

il pubblico è già rincoglionito di suo al limite, non sono gli spiegoni ad averlo rincoglionito



#22
Quilty

Quilty
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È normale che il cinema mainstream attiri una fetta maggiore di pubblico. Quello che personalmente non trovo tanto normale è - cinema d'autore o commerciale che sia - parlare poco di cinema e focalizzarsi troppo sul contorno (casting, aspetto, rumor, marketing).

Tra le altre cose, ho riscontrato che c'è gente talmente assuefatta alla mediocrità e alla narrazione didascalica dei blockbuster odierni, che davanti al nuovo Mad Max - un film che le cose te le fa intuire attraverso la immagini, come faceva il cinema di una volta, senza il bisogno di spiegartele - fa: "non viene spiegato questo e quest'altro, ma solo accennato". Sono tutti abituati alla pappa pronta e agli spiegoni tipici dei cinefumetti. Si è perso il piacere dell'immaginazione.

 

 

ma un cinefumetto ti ha picchiato da piccolo?

 

vorrei capire da cosa è generato tutto questo astio verso un genere che, se non piace, basta non seguirlo...

 

Se si vuole parlare dello stato dell’industria e del mercato cinematografici odierni, non si può fare a meno di mettere in mezzo i cinefumetti: è una necessità di cui parlava anche Paolo Mereghetti (non il mio critico preferito) in un recente editoriale.

 

I cinefumetti sono sempre esistiti, ma è chiaro che la situazione attuale presenta delle caratteristiche di eccezionalità che, a seconda dei punti di vista, potrebbero apparire anche preoccupanti. Non so se arriverei a parlare di “genocidio culturale” come ha fatto Inarritu, ma certamente sono il sintomo di un sistema malato, e per sistema intendo l’intero processo che parte dalle multinazionali proprietarie degli studios fino allo spettatore finale. E’ in questo senso che le osservazioni di umop apisdn appaiono del tutto legittime, anche se agli appassionati del genere finiscono subito col suonare “astiose”. Ricorderete senz’altro che alcuni mesi fa David Cronenberg fu oggetto di disordinate rappresaglie per affermazioni peraltro molto più moderate di quelle del suo collega messicano, come se l’autore di Dead Ringers e La Mosca non potesse permettersi di dire la sua sui film di Nembo Kid.

 

E chiaro, quindi, che se il fenomeno dei cinecomics riguarda a 360 gradi il mondo del Cinema, da chi lo fa a chi ne fruisce, non si può liquidare la discussione con uno sbrigativo “se non ti piace il genere, non lo guardare”. Il discorso di umop apisdn, che sottoscrivo appieno, riguarda il progressivo scollamento dei gusti del pubblico dall’opera cinematografica propriamente detta. Si sta perdendo di vista il valore dello “specifico filmico”, al punto che per il pubblico di oggi la definizione di “film” sembra coincidere con quello di “ripresa video”.

 

Nei molti topic e innumerevoli post dedicati ai cinecomics spesso pare di capire che la fedeltà all’originale cartaceo sia considerata di per se una condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per la buona riuscita della trasposizione su grande schermo. Appare evidente che considerazioni siffatte collochino il film in una posizione di sudditanza rispetto al fumetto, e che le sofisticate regole della scrittura cinematografica vengano ignorate a favore dell’esigenza di una mera traduzione dell’originale in forma di immagini in movimento.

 

Paradossalmente, da questo punto di vista, i cinecomics non si discostano troppo dai famigerati cinepanettoni nostrani. In entrambi i casi i mezzi e gli strumenti dell’arte cinematografica vengono mortificati in quanto utilizzati esclusivamente per trasporre su schermo qualcosa d’altro, che sia la cattiva televisione (per De Sica & C.) o, appunto, gli albi dei supereroi (per la Marvel). Ovviamente non intendo affermare che The Avengers valga quanto Natale a Miami o che Mark Ruffalo sia intercambiabile con Biagio Izzo, ma la filosofia commerciale dietro i due filoni mi sembra molto simile.

 

Quando si parla di questi film, si tende a troncare il discorso dicendo che sono ciò che il pubblico chiede e ciò che al pubblico piace. Si cerca di far passare Kevin Feige o Aurelio De Laurentiis come pragmatici businessmen orientati solo all’ascolto e alla soddisfazione dei loro fan/clienti. E’ una visione di un’ingenuità sospetta, che non tiene conto dell’immancabile dose di cinismo legata ad operazioni industriali come queste, ma non solo. Per quanto mi riguarda, una casa di produzione che pianifica meticolosamente le sue uscite fino al 2019, se non oltre (ammetto di essermi un po’ perso), non mostra  particolare rispetto o considerazione verso il pubblico, ma evoca immagini analoghe a quelle delle povere oche ingozzate a forza per la produzione in larga scala del foie gras. E’ un atteggiamento cinico che, a dispetto dei calcoli approfonditi  sui quali è basato, sembra voler esorcizzare l’idea che il mercato, presto o tardi, giungerà alla saturazione. Quanti altri reboot di Spider-Man sarà possibile escogitare? A quanti altri disperati tentativi di rendere Superman un personaggio cool e interessante dovremo assistere?

 

Magari mi sbaglierò, ma ho l’impressione che il giro di boa si stia avvicinando, proprio a giudicare dall’accoglienza ricevuta da Age of Ultron, e ciò malgrado il giga fantastiliardo di dollari che stanno puntualmente piovendo nelle casse della Disney. Il fatto è che i dati del botteghino da soli non raccontano tutta la storia (per fortuna): il film di Whedon forse racimolerà qualche moneta in meno rispetto al suo predecessore, ma la perdita in termini di entusiasmo, interesse e soprattutto rilevanza mi sembra macroscopica. Il rischio è ancora maggiore per i film che seguiranno, in quanto la pianificazione delle famigerate “fasi” li ha ridotti allo status di ipertrofici teaser, riempitivi in attesa della portata principale collocata al termine di ciascuna fase. Anche questa strategia mi pare mutuata dal mondo dei fumetti.

 

La perdita di vista dello “specifico filmico” non si limita alle peripezie di Thor o dei Soliti Idioti, ma è al centro della crisi del Cinema e segnatamente delle opere “autoriali e di nicchia” oggetto del presente topic. E’ lo stesso atteggiamento che si riscontra nella classica (e sciocca) affermazione “il libro è meglio del film”, o nell’esaltazione un po’ isterica per le serie televisive, nonché nei forum. Il punto saliente delle osservazioni di umop apisdn riguarda infatti l’allontanamento del pubblico da un’idea “forte” di cinema, che si traduce anche in interminabili discussioni sui cinecomics dove si parla un po’ di tutto, ma solo sporadicamente di Cinema. 


Modificata da Quilty, 22 May 2015 - 08:34 AM.


#23
-Krell

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Se si vuole parlare dello stato dell’industria e del mercato cinematografici odierni, non si può fare a meno di mettere in mezzo i cinefumetti: è una necessità di cui parlava anche Paolo Mereghetti (non il mio critico preferito) in un recente editoriale.

 

I cinefumetti sono sempre esistiti, ma è chiaro che la situazione attuale presenta delle caratteristiche di eccezionalità che, a seconda dei punti di vista, potrebbero apparire anche preoccupanti. Non so se arriverei a parlare di “genocidio culturale” come ha fatto Inarritu, ma certamente sono il sintomo di un sistema malato, e per sistema intendo l’intero processo che parte dalle multinazionali proprietarie degli studios fino allo spettatore finale. E’ in questo senso che le osservazioni di umop apisdn appaiono del tutto legittime, anche se agli appassionati del genere finiscono subito col suonare “astiose”. Ricorderete senz’altro che alcuni mesi fa David Cronenberg fu oggetto di disordinate rappresaglie per affermazioni peraltro molto più moderate di quelle del suo collega messicano, come se l’autore di Dead Ringers e La Mosca non potesse permettersi di dire la sua sui film di Nembo Kid.

 

E chiaro, quindi, che se il fenomeno dei cinecomics riguarda a 360 gradi il mondo del Cinema, da chi lo fa a chi ne fruisce, non si può liquidare la discussione con uno sbrigativo “se non ti piace il genere, non lo guardare”. Il discorso di umop apisdn, che sottoscrivo appieno, riguarda il progressivo scollamento dei gusti del pubblico dall’opera cinematografica propriamente detta. Si sta perdendo di vista il valore dello “specifico filmico”, al punto che per il pubblico di oggi la definizione di “film” sembra coincidere con quello di “ripresa video”.

 

Nei molti topic e innumerevoli post dedicati ai cinecomics spesso pare di capire che la fedeltà all’originale cartaceo sia considerata di per se una condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per la buona riuscita della trasposizione su grande schermo. Appare evidente che considerazioni siffatte collochino il film in una posizione di sudditanza rispetto al fumetto, e che le sofisticate regole della scrittura cinematografica vengano ignorate a favore dell’esigenza di una mera traduzione dell’originale in forma di immagini in movimento.

 

Paradossalmente, da questo punto di vista, i cinecomics non si discostano troppo dai famigerati cinepanettoni nostrani. In entrambi i casi i mezzi e gli strumenti dell’arte cinematografica vengono mortificati in quanto utilizzati esclusivamente per trasporre su schermo qualcosa d’altro, che sia la cattiva televisione (per De Sica & C.) o, appunto, gli albi dei supereroi (per la Marvel). Ovviamente non intendo affermare che The Avengers valga quanto Natale a Miami o che Mark Ruffalo sia intercambiabile con Biagio Izzo, ma la filosofia commerciale dietro i due filoni mi sembra molto simile.

 

Quando si parla di questi film, si tende a troncare il discorso dicendo che sono ciò che il pubblico chiede e ciò che al pubblico piace. Si cerca di far passare Kevin Feige o Aurelio De Laurentiis come pragmatici businessmen orientati solo all’ascolto e alla soddisfazione dei loro fan/clienti. E’ una visione di un’ingenuità sospetta, che non tiene conto dell’immancabile dose di cinismo legata ad operazioni industriali come queste, ma non solo. Per quanto mi riguarda, una casa di produzione che pianifica meticolosamente le sue uscite fino al 2019, se non oltre (ammetto di essermi un po’ perso), non mostra  particolare rispetto o considerazione verso il pubblico, ma evoca immagini analoghe a quelle delle povere oche ingozzate a forza per la produzione in larga scala del foie gras. E’ un atteggiamento cinico che, a dispetto dei calcoli approfonditi  sui quali è basato, sembra voler esorcizzare l’idea che il mercato, presto o tardi, giungerà alla saturazione. Quanti altri reboot di Spider-Man sarà possibile escogitare? A quanti altri disperati tentativi di rendere Superman un personaggio cool e interessante dovremo assistere?

 

Magari mi sbaglierò, ma ho l’impressione che il giro di boa si stia avvicinando, proprio a giudicare dall’accoglienza ricevuta da Age of Ultron, e ciò malgrado il giga fantastiliardo di dollari che stanno puntualmente piovendo nelle casse della Disney. Il fatto è che i dati del botteghino da soli non raccontano tutta la storia (per fortuna): il film di Whedon forse racimolerà qualche moneta in meno rispetto al suo predecessore, ma la perdita in termini di entusiasmo, interesse e soprattutto rilevanza mi sembra macroscopica. Il rischio è ancora maggiore per i film che seguiranno, in quanto la pianificazione delle famigerate “fasi” li ha ridotti allo status di ipertrofici teaser, riempitivi in attesa della portata principale collocata al termine di ciascuna fase. Anche questo strategia mi pare mutuata dal mondo dei fumetti.

 

La perdita di vista dello “specifico filmico” non si limita alle peripezie di Thor o dei Soliti Idioti, ma è al centro della crisi del Cinema e segnatamente delle opere “autoriali e di nicchia” oggetto del presente topic. E’ lo stesso atteggiamento che si riscontra nella classica (e sciocca) affermazione “il libro è meglio del film”, o nell’esaltazione un po’ isterica per le serie televisive, nonché nei forum. Il punto saliente delle osservazioni di umop apisdn riguarda infatti l’allontanamento del pubblico da un’idea “forte” di cinema, che si traduce anche in interminabili discussioni sui cinecomics dove si parla un po’ di tutto, ma solo sporadicamente di Cinema. 

Purtroppo è proprio così. Si ricerca la trasposizione e non l'adattamento, l'autorialità è decisamente snobbata ed anzi mal vista (dai più) nel mondo dei cinefumetti.

 

Ma di per sé, i cinefumetti, non sono un male secondo me, anzi. I personaggi che sono tratti dai fumetti hanno grandi potenzialità, possono davvero essere sviluppati bene, con autorialità, facendo un buon adattamento del materiale di partenza. Ma al pubblico la situazione va bene così com'è, i film continuano ad incassare, ed alle Major lo "specifico filmico" non interessa affatto. 

 

Concordo anche sul giro di boa, cosa che ho avvertito anch'io. Vedremo nei prossimi anni come andranno le cose, per ora però non si sente lo stesso entusiasmo che c'era nel 2012 e 2013 riguardo questo "genere". Io comunque sono dell'idea che la serialità così estremizzata, al cinema, non possa essere una cosa molto buona, perché poi si finisce come certe (certe) serie tv, che devono funzionare anche poco sui singoli episodi (tradotto al cinema, lasciar pure andare lo specifico filmico) ma cercare di mantenere una coerenza narrativa che li leghi bene e sopratutto che li leghi ad un fianle coerente. Tutto ciò in un gioco fatto di notizie, annunci, proclami e via dicendo, che creano attesa nei fan. E mi ci tiro dentro a questo mondo eh, per carità. Ma da un po' di tempo a questa parte mi sono decisamente stancato di tutto questo.

 

Però su Cronenberg c'è da fare una precisazione: se ben ricordo aveva definito Batman come un tizio con un mantello, quasi (certamente) disprezzando il personaggio, senza contare l'identificare del target dei cinefumetti coma bambini. Qui secondo me "l'insurrezione" è più che condivisibile, perché sarebbe come dire che il suo Joel/tom è solo uno schizzoide che se ne va in giro sparando. Ha senso? No, per me questa è ignoranza su cosa possono offrire i personaggi tratti dai fumetti, e questa è una frase che mi ha fatto davvero strana pronunciata da Cronenberg, che ritenevo regista di ben altra apertura mentale  



#24
Quilty

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Purtroppo è proprio così. Si ricerca la trasposizione e non l'adattamento, l'autorialità è decisamente snobbata ed anzi mal vista (dai più) nel mondo dei cinefumetti.

 

Ma di per sé, i cinefumetti, non sono un male secondo me, anzi. I personaggi che sono tratti dai fumetti hanno grandi potenzialità, possono davvero essere sviluppati bene, con autorialità, facendo un buon adattamento del materiale di partenza. Ma al pubblico la situazione va bene così com'è, i film continuano ad incassare, ed alle Major lo "specifico filmico" non interessa affatto. 

 

Concordo anche sul giro di boa, cosa che ho avvertito anch'io. Vedremo nei prossimi anni come andranno le cose, per ora però non si sente lo stesso entusiasmo che c'era nel 2012 e 2013 riguardo questo "genere". Io comunque sono dell'idea che la serialità così estremizzata, al cinema, non possa essere una cosa molto buona, perché poi si finisce come certe (certe) serie tv, che devono funzionare anche poco sui singoli episodi (tradotto al cinema, lasciar pure andare lo specifico filmico) ma cercare di mantenere una coerenza narrativa che li leghi bene e sopratutto che li leghi ad un fianle coerente. Tutto ciò in un gioco fatto di notizie, annunci, proclami e via dicendo, che creano attesa nei fan. E mi ci tiro dentro a questo mondo eh, per carità. Ma da un po' di tempo a questa parte mi sono decisamente stancato di tutto questo.

 

Però su Cronenberg c'è da fare una precisazione: se ben ricordo aveva definito Batman come un tizio con un mantello, quasi (certamente) disprezzando il personaggio, senza contare l'identificare del target dei cinefumetti coma bambini. Qui secondo me "l'insurrezione" è più che condivisibile, perché sarebbe come dire che il suo Joel/tom è solo uno schizzoide che se ne va in giro sparando. Ha senso? No, per me questa è ignoranza su cosa possono offrire i personaggi tratti dai fumetti, e questa è una frase che mi ha fatto davvero strana pronunciata da Cronenberg, che ritenevo regista di ben altra apertura mentale  

 

No, non ho mai pensato che i cinefumetti siano il male. Come ripeto, sono sempre esistiti e probabilmente sono destinati a restare. Il mio discorso era incentrato su uno specifico modello produttivo - quello della Marvel - e sugli effetti collaterali che produce nell'intero sistema-Cinema.

Forse è anacronistico parlare ancora di "politica degli Autori" nel 2015, e la situazione attuale non è che il punto di arrivo di un processo iniziato già alla fine degli anni '70. Solo che una volta ci si lamentava delle ingerenze dei produttori, mentre ora siamo arrivati a rimpiangere anche quelle figure ammontate di tracotanza e fumo di sigaro. Fino a qualche anno fa per un produttore era ancora possibile lottare contro i mulini a vento della mentalità corporativa delle multinazionali, c'erano ancora margini di indipendenza fintanto che si riuscivano a portare a casa risultati economicamente interessanti: leggete, se vi capita, l'appassionante libro di Mike Medavoy You're Only as Good as Your Next One.

 

Adesso gli azionisti e gli amministratori delegati non si limitano più a faxare i loro diktat, ma girano direttamente i film attraverso i loro emissari/sicari. Kevin Feige aveva in curriculum un paio di lavoretti come assistente di produzione, e il giorno dopo era produttore associato (o esecutivo, non ricordo bene) di X-Men. Ragazzo prodigio? Forse, ma nella sua filmografia ci sono solo cinecomics, perciò l'eventuale gavetta l'avrà fatta in una fumetteria. E se parlo di Feige come simbolo vivente di questo stile di produzione, è perché sui registi c'è poco da dire.

Hai voglia a insistere sull' "ampia autonomia espressiva" lasciata ai registi che hanno firmato i film della Marvel. Non voglio assolutamente dire che siano privi di talento, ma sono tutti facilmente manipolabili in virtù del loro scarso potere contrattuale. Non dico si tratti di "teste di legno", ma quasi. Jon Favreau era un caratterista che muoveva i primi passi nella regia. Shane Black una meteora che, lo sappiamo tutti, è stata imposta da Robert Downey Jr. Kenneth Branagh voleva diventare il nuovo Laurence Olivier ed è diventato il nuovo Joe Johnston. I Fratelli Russo e Joss Whedon avevano diretto un solo, trascurabile film a testa (due teste, nel caso dei Russo); Alan Taylor due, anche se molto graziosi. Non mi sembrano nomi ai quali affidare produzioni da 200 milioni di dollari, se non dopo aver concordato ogni dettaglio del prodotto finale, dal primo all'ultimo fotogramma. Quando il nome di Edgar Wright venne associato ad Ant Man, pensai si trattasse di una mossa veramente bizzarra dal punto di vista del regista inglese, a questo punto della sua carriera. E infatti...

Non ho neanche accennato, poi, agli arzigogolati vincoli dovuti alla necessità di mantenere una continuità con le storie a fumetti e gli altri film, passati e futuri, con le serie televisive, con gli Happy Meal e così via. Difficile, se non impossibile, che una struttura rigida e blindata come questa possa partorire un Dark Knight, per tacere di un Batman burtoniano, che a distanza di 26 anni sembra più che mai vera avanguardia cinematografica.



#25
Genocide

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Se si vuole parlare dello stato dell’industria e del mercato cinematografici odierni, non si può fare a meno di mettere in mezzo i cinefumetti: è una necessità di cui parlava anche Paolo Mereghetti (non il mio critico preferito) in un recente editoriale.

 

Mai detto il contrario. Ho infatti evidenziato non un parlarne e basta, ma un parlarne in modo negativo mettendoli sempre in mezzo.

 

 

I cinefumetti sono sempre esistiti, ma è chiaro che la situazione attuale presenta delle caratteristiche di eccezionalità che, a seconda dei punti di vista, potrebbero apparire anche preoccupanti.

 

 

non sono daccordo che siano sempre esistiti. Trovo che il vero boom ci sia stato adesso. Quelli di anni fa son stati sporadici fenomeni senza alcun reale effetto notevole ed evidente sul mercato e sul cinema in generale.

 

 

Nei molti topic e innumerevoli post dedicati ai cinecomics spesso pare di capire che la fedeltà all’originale cartaceo sia considerata di per se una condizione necessaria, ancorché non sufficiente, per la buona riuscita della trasposizione su grande schermo. Appare evidente che considerazioni siffatte collochino il film in una posizione di sudditanza rispetto al fumetto, e che le sofisticate regole della scrittura cinematografica vengano ignorate a favore dell’esigenza di una mera traduzione dell’originale in forma di immagini in movimento.

 

 

falsissimo.

 

O comunque è una percezione, la tua, che si discosta moltissimo dalla realtà dei fatti.

 

Non si tratta di una sudditanza, si tratta di un semplice, a mio modo di vedere, collegamento logico. Se fai un film ispirato ad un'opera, decenza vuole (a mio modo di vedere) che lo spirito dell'opera stessa sia rispettato. E parlo di spirito, non di una mera riproposizione 1:1 di quanto visto nei fumetti.

Il Dracula di Bram Stoker di Coppola si discosta in tantissimi punti dall'opera originale, ma sfido chiunque a dire che non ne rispetti lo spirito originale.

Anche la morte di Gwen Stacy nell'amazing spiderman 2 di Webb è stata rappresentata in un modo che ha fatto la gioia dei fan pur non essendo una riproposizione fedele di quanto accaduto nel fumetto.

Indubbiamente ci son quelli che vorrebbero mere riproposizioni, ma son molti pochi e, soprattutto, non si accorgono neanche del fatto che determinate cose che funzionano in un fumetto non possono funzionare in un film (e non si accorgono neanche che quando un film fa schifo è spesso perchè han cercato di fare proprio una sterile riproposta).

Quello che vuole la maggior parte delle persone è rispetto per l'opera originale e lo spirito che ha/aveva. C'è qualcosa di male in questo? qualcosa che va ad "umiliare" il medium cinematografico rispetto a quello fumettistico? Non credo proprio.

 

Anche perchè se si vuole raccontare la vicenda di un supereroe vestito da mammifero volante notturno con colori arcobaleno, che a seguito della sua omosessualità ha subito violenze e sopprusi dai genitori, e che decide di dedicare la propria esistenza a proteggere le giovani prostitute dei vicoli più malfamati della città sparando in faccia ai papponi, beh nessuno lo obbliga a chiamare questo film: "Batman: Whore City". Se lo fa è solo ed unicamente perchè, il furbetto, vuole sfruttare (ecco il vero sfruttamento) la scia di fan e notorietà del personaggio per fare un film che nulla c'entra col personaggio ma che ne prende vagamente le forme per prostituirle alle proprie idee.

Lo chiamasse in un altro modo e nessuno gli direbbe nulla.

 

Anzi, trovo diventi un'interessante sfida la conversione che si deve effettuare per fare un film "ispirato a". Una conversione per niente facile che deve riuscire a veicolare lo stesso "messaggio di fondo" con mezzi diversi ma non tanto dissimili (non c'è tutta questa reale distanza comunicativa tra fumetto e film, non più almeno).

E' normale, giusto e sacrosanto che un vero fan di qualcosa preferisca vedere lo spirito di quel qualcosa riproposto in modo fedele (e ripeto, solo dello spirito sto parlando, non di una riproposta 1:1).

 

 

Magari mi sbaglierò, ma ho l’impressione che il giro di boa si stia avvicinando, proprio a giudicare dall’accoglienza ricevuta da Age of Ultron, e ciò malgrado il giga fantastiliardo di dollari che stanno puntualmente piovendo nelle casse della Disney. Il fatto è che i dati del botteghino da soli non raccontano tutta la storia (per fortuna): il film di Whedon forse racimolerà qualche moneta in meno rispetto al suo predecessore, ma la perdita in termini di entusiasmo, interesse e soprattutto rilevanza mi sembra macroscopica. Il rischio è ancora maggiore per i film che seguiranno, in quanto la pianificazione delle famigerate “fasi” li ha ridotti allo status di ipertrofici teaser, riempitivi in attesa della portata principale collocata al termine di ciascuna fase. Anche questa strategia mi pare mutuata dal mondo dei fumetti.

 

 

il giro di boia (e mi spiace per chi ci spera) è ben lontano dall'arrivare. C'è meno entusiasmo perchè la gente vuole di più e si aspetta sempre di più, ma hanno ancora così tanto materiale diverso e variegato da rappresentare che non vedo come possano aver già raggiunto la parte finale del percorso.

 

Persino la commistione tra "personaggi dei serial" e "personaggi dei film" non si è ancora del tutto consolidata ma è previsto possa accadere a breve.

 

 

 

P.S. nota sul paragone dell'overfeeding delle oche con quello dei fan dei cinefumetti: nel primo caso le oche non vogliono trovarsi in quella situazione, nel secondo caso la gente paga per trovarcisi :sisi: C'è una bella e sostanziale differenza. Non c'è alcuna costrizione.

Anche perchè a differenza delle oche, il mercato del cinema (come tutti i mercati) ha un sistema di autoregolazione dettato dalla classica domanda di un mercato. Nel momento in cui la gente si rompe le scatole di una determinata tipologia di prodotto questa diminuisce o sparisce. Se ci sono miliardi di prodotti a base di cioccolata è perchè la gente non si è stufata della cioccolata. Nel momento in cui si stuferà della cioccolata i prodotti diminuiranno fino a sparire (o fino ad avere una riproposta degli stessi).

 

Aggiungo che ormai il genere dei cinefumetit, per quanto mi riguarda, è quasi del tutto consolidato. Nel senso che pure se tra qualche anno (dubito prima del 2020) dovessero diminuire, non sparirebbe mai del tutto. Come non spariscono i fantasy medievali, gli action marziali ecc.


Modificata da Genocide, 22 May 2015 - 10:49 AM.


#26
LambertoKevlar

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personalmente ho la sensazione che il potenziale giro di boa sarà l'accoppiata Batman vs Superman/Civil War,Se saranno meritevoli il futuro del genere sarà ancora radioso,se deluderanno per me sarà l'inizio della fine.Cmq io vedo tanta bella roba in giro,non capisco coem un cinecomics possa impedirne l'uscita o la visione da parte del pubblico



#27
Genocide

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personalmente ho la sensazione che il potenziale giro di boa sarà l'accoppiata Batman vs Superman/Civil War,Se saranno meritevoli il futuro del genere sarà ancora radioso,se deluderanno per me sarà l'inizio della fine.Cmq io vedo tanta bella roba in giro,non capisco coem un cinecomics possa impedirne l'uscita o la visione da parte del pubblico

 

ma intendi per te o per il mercato?

 

se parli per te lecito e sacrosanto.

 

per il mercato non vedo come l'uscita di 1 film del genere (tra tanti che devono uscire) possa decretarne il futuro intero.

 

Cioè se fa schifo bats vs supes quelli che aspettano infinity war non se ne accorgeranno neanche. E' un film, non il film.

 

Stai leggermente sopravvalutando la portata che può avere il primo film in cui la warner prova a fare un qualcosa che la marvel è già riuscita a fare 2 volte (mettere insieme supereroi da film diversi).

Al massimo, se dovesse far schifo, si arriverà a dire che poteva evitare di farlo in quel modo e si andrà avanti comunque, la marvel coi suoi progetti e la warner con gli altri suoi (perchè per quanto possa non piacere il film farà comunque dinero a piovere)


Modificata da Genocide, 22 May 2015 - 11:18 AM.


#28
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Qualcuno l'ha visto Youth? Pur con le sue debolezze mi è piaciuto tantissimo

#29
Mysterious_Ways

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Qualcuno l'ha visto Youth? Pur con le sue debolezze mi è piaciuto tantissimo


Visto stasera, sono estasiato.

#30
LambertoKevlar

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Oltre a essere un gran bel film Tecnicamente Sorrentino è a livelli assoluti.




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