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Istruzione e lavoroot da reddito


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Questa discussione ha avuto 23 risposte

#1
GabrieleEYE

GabrieleEYE
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Le PMI non vanno distrutte, vanno semplicemente obbligate a raggrupparsi, come accade nei distretti, così da poter fare massa per andare all'estero. E' un cane che si morde la coda ma i tre punti fondamentali per rilanciare R&D in Italia sono 

1) Riduzione cuneo fiscale e iter burocratici

2) Apertura a capitali esteri (che non sono brutti e speculatori - difendiamo l'italianità quando leggiamo su facebook che un'azienda viene acquisita - )

3) Aumento di massa delle aziende grazie a riduzione del numero delle stesse

4) Svecchiamento delle direzioni aziendali, passaggio a dirigenze pagate con percentuali sugli utili+baga base minima

 

 

Un'azienda che non ha altro capitale se non quello che deriva dal proprio fatturato può reinvestire solo quello e se è eroso da tasse, burocrazia e scarsa produttività non ha nulla da investire in R&D

Un'azienda che in Italia cerca investitori deve andare dalle banche italiane che attualmente sono ostaggio del debito italiano, della congiuntura internazionale e della situazione instabile di governo (e lo erano anche qualche anno fa eh...) I capitali stranieri non arrivano perchè "a noi ci fanno schifo": o si tira in ballo l'italianità o si etichettano come speculatori che vengono ad affamare i poveri geniali imprenditori italiani (che di geniale hanno in molti casi solo i metodi per far sentire in colpa i dipendenti che non stanno abbastanza a lavorare...). Inoltre quegli investitori che potrebbero arrivare si fanno due conti seri prima di investire in un'azienda bloccata da burocrazia, ricorsi, NoTav e NoTriv..

Ho lavorato per sei anni in un'azienda che aveva come acerrima nemica (proprio tipo Paperone e Rockerduck) un'altra azienda praticamente doppleganger a meno di 10km di distanza in linea d'aria; quando una delle due andava male i dipendenti migravano nell'altra e viceversa... con la crisi del 2008 sono morte entrambe, prima una poi l'altra, nessuna delle due, per orgoglio dei quattro biliosi vecchietti al comando delle due strutture, ha pensato di unirsi.

 

L'avevo detto anche prima (giusto qualche minuto prima di Otacu ma anche se l'avessi detto dopo sapevo che avrebbe risposto esattamente questo :sisi: )

Le aziende che in Italia possono permettersi di fare R&D perchè hanno superato quella massa critica ci sono e lo fanno bene, pagando il giusto i dipendenti ed offrendo loro le opportunità di crescita e studio. Sono aziende che per la maggior parte sono esposte ai capitali esteri, alla concorrenza mondiale e cercano personale in tutto il mondo, non solo nei nostri confini.

 

Il discorso "Fiat" (ma penso anche delle aziende di Pisa e Bologna citate da GabrieleEye) è un po' diverso e legato all'italianità: dopo decenni di lavoro nel settore posso affermare che in Italia non sei ingegnere se non hai fatto un'automobile o una moto :goccia: allora per entrare a lavorare in Fiat, in Ferrari, in Ducati o in Piaggio c'è la fila :sisi: non solo dall'Italia ma da tutto il mondo :sisi:

Per questo motivo dove aziende che magari fanno splendidi centri a controllo numerico fanno fatica a trovare un ingegnere (perchè un tornio mica lo porti al mugello - True Cit. ) in Ferrari ci si può permettere di scegliere ed anche di fare le pulci sullo stipendio di ingresso. Ocio però, perchè un assunto in quelle aziende (specialmente in quella di Borgo Panigale) una volta fatta la prima gavetta, ha possibilità di carriera da strapparsi i capelli, sia all'interno della struttura che nel resto delle aziende del settore. Non confondiamo lo stipendio di ingresso con le opportunità offerte.

 

Ultimo argomento da affrontare è la demonizzazione della cultura tecnica operata dai nostri cari sessantottini distruttori del sistema scolastico - occorre rifondare da zero la cultura tecnica e le strutture atte ad insegnarla nel nostro paese togliendola dalle incapaci mani degli attuali docenti che negli ultimi trent'anni hanno demonizzato l'industria, la meritocrazia e l'impegno in favore di un'istruzione blanda, generica e di nessun aiuto nel mondo del lavoro, argomento spinoso che meriterebbe un intero thread

 

quoto tutto ma soprattutto questo :applauso:

A me lascia perplesso quello che dite, sopratutto alla luce del fatto che quello che dite non spiega come mai all'estero un italiano lauretato (a ingegneria, informatica, matematica, fisica) sia così ricercato e ben voluto.

Se veramente "i giovani universitari non sanno fare niente", come mai succede quello che vi ho detto?
Fatemi indovinare, voi sapete tutto e fuori dall'Italia sono trutti fessi?

 

 

 

Questo punto è importantissimo. Onestamente non conosco cosa abbiano fatto nel '68, però so che un secolo fa Benedetto Croce diceva che 'comanda chi ha studiato greco e latino e lavora chi conosce le materie utili (cioè scienza e tecnica)'.

La cultura umanistica è stata messa su un piedistallo mentre quella tecnica apparteneva ai poveri meccanici.

 

A me pare che non ci sia nulla di più falso (tanto più al giorno d'oggi), però temo proprio che ci sia tanta gente che ancora ci crede.

Vorrei vedere uno studio che dimostri che studiare greco e latino apra la mente come si dice, perchè a me sembra che l'istruzione superiore italiana si basi su questo assunto un po' campato per aria e sulla conseguente denigrazione degli istituti tecnici ad esempio. 

 

Omettendo il fatto che io ricordo nelle "scienze dure e ingegneristiche" ma non credo che chi va all'università pensi che con "lettere e compagnia" si sappia di piu' o si viva meglio.
Non a caso si chiamano "scienze delle merendine" tutto quello che fa a capo ad umanistica e si considerano le scienze dure, ingegneria o matematica come dei mostri sacri.

Quello che dite voi mi sa tanto di rigurgito delle superiori (che per inciso, ho finito 9 anni fa).
Anche perchè parlando selle scienze dure, dire che non si faccia "pratica" è dire il falso (poi dipende moltissimo da quale università vieni, perché considerarle tutte uguali è mancanza di conoscienza).

 


Modificata da GabrieleEYE, 06 November 2018 - 08:46 PM.


#2
COMITANO

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Omettendo il fatto che io ricordo nelle "scienze dure e ingegneristiche" ma non credo che chi va all'università pensi che con "lettere e compagnia" si sappia di piu' o si viva meglio.

Non a caso c'è si chiamano "scienze delle merendine" tutto quello che fa a capo ad umanistica e si considerano le scienze dure, ingegneria o matematica come dei mostri sacri.

Quello che dite voi mi sa tanto di rigurgito delle superiori (che per inciso, ho finito 9 anni fa).
Anche perchè parlando selle scienze dure, dire che non si faccia "pratica" è dire il falso (poi dipende moltissimo da quale università vieni, perché considerarle tutte uguali è mancanza di conoscienza).

 

 

Non ho capito di preciso il punto del messaggio.

Io nello specifico parlavo di come mi sembra che nella narrazione che si fa della scuola superiore italiana gli istituti tecnici vengano spesso denigrati mentre il greco, il latino e in generale la cultura umanistica vengano considerate come le vere discipline della futura elite intellettuale. Onestamente - senza nulla togliere a suddette discipline umanistiche - non mi sembra la temperie culturale migliore per il progresso del sapere scientifico-tecnologico.


Modificata da COMITANO, 06 November 2018 - 08:06 PM.


#3
GabrieleEYE

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Non ho capito di preciso il punto del messaggio.

Io nello specifico parlavo di come mi sembra che nella narrazione che si fa della scuola superiore italiana gli istituti tecnici vengano spesso denigrati mentre il greco, il latino e in generale la cultura umanistica vengano considerate come le vere discipline della futura elite intellettuale. Onestamente - senza nulla togliere a suddette discipline umanistiche - non mi sembra la temperie culturale migliore per il progresso del sapere scientifico-tecnologico.

Ah ok, io mi riferivo alle università, dove il clima è differente.
Per quanto riguarda le superiori, beh, ho notato che nelle regioni centrali e al sud italia la mentalità è quella espressa da te, mentre nel nord italia (o meglio nel piemonte) ho notato che il pensiero comune è differente.
 


Modificata da GabrieleEYE, 06 November 2018 - 08:45 PM.


#4
Kevin Butler

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A me lascia perplesso quello che dite, sopratutto alla luce del fatto che quello che dite non spiega come mai all'estero un italiano lauretato (a ingegneria, informatica, matematica, fisica) sia così ricercato e ben voluto.

Se veramente "i giovani universitari non sanno fare niente", come mai succede quello che vi ho detto?
Fatemi indovinare, voi sapete tutto e fuori dall'Italia sono trutti fessi?

 

 

 

Omettendo il fatto che io ricordo nelle "scienze dure e ingegneristiche" ma non credo che chi va all'università pensi che con "lettere e compagnia" si sappia di piu' o si viva meglio.
Non a caso si chiamano "scienze delle merendine" tutto quello che fa a capo ad umanistica e si considerano le scienze dure, ingegneria o matematica come dei mostri sacri.

Quello che dite voi mi sa tanto di rigurgito delle superiori (che per inciso, ho finito 9 anni fa).
Anche perchè parlando selle scienze dure, dire che non si faccia "pratica" è dire il falso (poi dipende moltissimo da quale università vieni, perché considerarle tutte uguali è mancanza di conoscienza).


 

 

 

Il segreto è semplicissimo: la storia de "l'italiano all'estero è ben voluto" è una delle tante fandonie liscia studenti inventate nelle scuole da professori che non hanno mai messo piede in un'azienda. L'Italiano all'estero è in competizione con tutto il resto del mondo, viene valutato per quel che vale e selezionato se è il migliore. La preparazione dell'italiano che studia materie STEM in atenei di livello è pari a quella dei migliori atenei esteri, se studia nelle università scarse non viene minimamente considerato. Non c'è alcuna "italianità" nel modo di pensare o nel modo di creare. La vera differenza è sono mentale di chi va a lavorare all'estero, che accetta una competizione a cui gli studenti medi, i professori ed i dipendenti pubblici medi non sono abituati. 

Partendo dal fatto che non succede quel che hai detto continuiamo sul fatto che nuovamente gli stipendi all'estero sono più alti perchè

1) le aziende che assumono sono mediamente molto più grandi delle PMI italiane che non possono assumere molto perchè piccole e perchè soggette ad elevata tassazione, di conseguenza possono anche investire poco in R&D

2)All'estero uno speculatore non viene visto come una cosa da combattere come nel nostro paese ma viene aiutato ad investire nell'industria quindi le aziende hanno capitali anche per lavorare sullo stipendio come motivo di assunzione

 

Saputoneria? Lavoro da trent'anni come progettista per aziende di tutto il mondo (Stati Uniti, Germania, Italia, Cina, Giappone, India, UK e qualche altro paese), ho lavorato con figure professionali di tutto il mondo e molte le ho anche selezionate io per far parte di gruppi di lavoro più o meno vasti. Direi che l'argomento l'ho potuto approfondire adeguatamente, sia dal punto di vista dei salari che dal punto di vista delle caratteristiche umane del rapporto di lavoro.

Tu al contrario hai elencato i due più classici luoghi comuni sul lavoro all'estero, quelli che dicono alle superiori per farti studiare e lo dico senza malizia o saputoneria, ho anche fatto molti colloqui di orientamento con scuole e famiglie ed a tutti ho subito fatto capire che non esiste nessun amore per l'italiano.

L'unico ambito in cui casomai possiamo avere ancora un qualcosa da dire (ovvero un settore in cui siamo scelti perchè italiani)  è il design, ma anche in quello stiamo perdendo parecchio.

 

La seconda parte, quella che ho evidenziato, non si capisce proprio, l'hai scritta di fretta credo. Mi pare che però tu confonda la pratica universitaria con la pratica del lavoro e no, non c'è università che può prepararti se non empiricamente per esempio a tutte le problematiche di PLM all'interno di un'azienda strutturata, a quello ci pensa l'azienda stessa formandoti con anni di gavetta in cui tu neolaureato sei non completamente produttivo e ti viene riconosciuto con uno stipendio più basso. La pratica universitaria serve a permetterti di sviluppare un singolo ruolo (disegno, calcolo, gestione) all'interno di una realtà aziendale, la pratica aziendale ti consente di integrare tali ruoli in tutte le attività aziendali (che variano a seconda delle dimensioni e della classe merciologica dell'azienda).

 

Nessun rigurgito delle superiori per finire, se le scuole iniziassero a prendere sul serio la dottrina tecnico scientifica sarei il primo ad abbandonare il mio lavoro per dedicarmi all'insegnamento, ho una voglia dannata di tramandare tutto quello che ho imparato in questi splendidi decenni di lavoro


Modificata da Kevin Butler, 06 November 2018 - 09:26 PM.


#5
LoSvizzeroVolante

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#6
eike

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Non a caso si chiamano "scienze delle merendine" tutto quello che fa a capo ad umanistica e si considerano le scienze dure, ingegneria o matematica come dei mostri sacri.

 

Ora, scusami per l'indelicatezza, ma cosa stracazzo stai dicendo?
Guarda che non è assolutamente vero che "tutto quello che fa a capo ad umanistica" (frase che già lascia il tempo che trova) è considerato "scienze delle merendine".

Lettere, filosofia, storia, psicologia, sociologia, linguistica, arte, giurisprudenza, antropologia e via dicendo non sono affatto considerate in quel modo, che era per altro legato ad altro e specifico genere di facoltà (cioè la laurea in "scienze della comunicazione").

 

Questo per altro indipendentemente dalla maggiore appetibilità che c'è nei confronti di chi ha lauree STEM.

Ma anche qui, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, AI e altro, le materie umanistiche non è che diventano "scienze delle merendine", anche perché stanno giocando sempre più un ruolo importante anche in questi nuovi settori.



#7
Winterfury

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Ora, scusami per l'indelicatezza, ma cosa stracazzo stai dicendo?
Guarda che non è assolutamente vero che "tutto quello che fa a capo ad umanistica" (frase che già lascia il tempo che trova) è considerato "scienze delle merendine".

Lettere, filosofia, storia, psicologia, sociologia, linguistica, arte, giurisprudenza, antropologia e via dicendo non sono affatto considerate in quel modo, che era per altro legato ad altro e specifico genere di facoltà (cioè la laurea in "scienze della comunicazione").

 

Questo per altro indipendentemente dalla maggiore appetibilità che c'è nei confronti di chi ha lauree STEM.

Ma anche qui, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, AI e altro, le materie umanistiche non è che diventano "scienze delle merendine", anche perché stanno giocando sempre più un ruolo importante anche in questi nuovi settori.

 

 

Parte delle discipline elencate no sono neanche considerate scienze se per questo, per il resto:

 

https://it.wikipedia...i/Scienze_molli

 

si parla di soft science.


Modificata da Winterfury, 07 November 2018 - 07:27 PM.


#8
GabrieleEYE

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Ora, scusami per l'indelicatezza, ma cosa stracazzo stai dicendo?
Guarda che non è assolutamente vero che "tutto quello che fa a capo ad umanistica" (frase che già lascia il tempo che trova) è considerato "scienze delle merendine".

Lettere, filosofia, storia, psicologia, sociologia, linguistica, arte, giurisprudenza, antropologia e via dicendo non sono affatto considerate in quel modo, che era per altro legato ad altro e specifico genere di facoltà (cioè la laurea in "scienze della comunicazione").

 

Questo per altro indipendentemente dalla maggiore appetibilità che c'è nei confronti di chi ha lauree STEM.

Ma anche qui, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, AI e altro, le materie umanistiche non è che diventano "scienze delle merendine", anche perché stanno giocando sempre più un ruolo importante anche in questi nuovi settori.

Vedo che non hai capito e sinceramente noto che con frasi del tipo "scusa per la franchezza o per l'indelicatezzata" si tende andare sullo sboccato.

Comunque il punto era: "non credo che all'universià si mettano sul piedistallo le scienze umanistiche, ma (secondo me) avviene l'esatto contrario".

Ho motivato tutto con "scienze delle merendine", un termine pseudo dispregiativo utilizzato per classificare qualunque corso di laurea nato da scienze umanistiche o comunque rientrante in quella sfera.
Non vuol dire che io avvalli questa idea, come non avallo l'idea degli ingegneri son tutti palloni gonfiati, i matematici vanno sotto i ponti e altre cavolate di questo tipo.
Anche peché, come ho già detto, la qualità e il livello di formazione di un corso di laura (e la scuola a cui appartiene) dipende tantissimo da università a universià.


Al resto del messaggio non rispondo, perché non centra niente con quello che ho detto.

 



#9
GabrieleEYE

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Il segreto è semplicissimo: la storia de "l'italiano all'estero è ben voluto" è una delle tante fandonie liscia studenti inventate

Quindi, io e i miei colleghi, siamo un gruppo di persone di un universo parallelo, buono a sapersi.
Ne deduco che interloquire con te sia al quanto futile, visto che siamo di realtà differenti (e che quindi le soluzioni ai nostri problemi sono probabilmente differenti).

Cordiali Saluti, dall'universo 129-844309248310239-2121
Gabriele.
 


Modificata da GabrieleEYE, 07 November 2018 - 08:01 PM.


#10
Faber-Castell

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Non a caso c'è si chiamano "scienze delle merendine" tutto quello che fa a capo ad umanistica e si considerano le scienze dure, ingegneria o matematica come dei mostri sacri.[/size]


Ora, scusami per l'indelicatezza, ma cosa stracazzo stai dicendo?
Guarda che non è assolutamente vero che "tutto quello che fa a capo ad umanistica" (frase che già lascia il tempo che trova) è considerato "scienze delle merendine".
Lettere, filosofia, storia, psicologia, sociologia, linguistica, arte, giurisprudenza, antropologia e via dicendo non sono affatto considerate in quel modo, che era per altro legato ad altro e specifico genere di facoltà (cioè la laurea in "scienze della comunicazione").
 
Questo per altro indipendentemente dalla maggiore appetibilità che c'è nei confronti di chi ha lauree STEM.
Ma anche qui, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, AI e altro, le materie umanistiche non è che diventano "scienze delle merendine", anche perché stanno giocando sempre più un ruolo importante anche in questi nuovi settori.

 
Lungi da me entrare nel merito della questione discussa (stra e stra-discussa...), preciso che si apostrofano con ''scienze delle merendine'' quei corsi di laurea aperti negli ultimi due decenni come ''scienze della pace'', ''scienze della comunicazioni'' e così via. Questi corsi in realtà tentano di proporre percorsi formativi legati ad ambiti molto specifici (infatti, sono spesso dei corsi magistrali) e che coniugano diversi saperi. Al di fuori di quei contesti per cui sono stati creati (ad es. per formare operatori interculturali, funzionari diplomatici, giornalisti, ecc.) sono sì carta straccia (nel senso che non sono spendibili quasi o nulla nel tradizionale mercato privato del lavoro), ma non per questo le discipline in essi insegnati - es. storia, sociologia, studi internazionali, pedagogia ecc. - hanno un qualche ''deficienza'' scientifico-accademica. 
 
Quindi ''scienze delle merendine'' non riguarda né le singole discipline, né tanto meno va considerato un sinonimo di scienze umane, filosofiche e sociali - che hanno un loro metodo, i loro ambiti di studi e una loro dignità scientifica riconosciuta.
 

Parte delle discipline elencate no sono neanche considerate scienze se per questo, per il resto:
 
https://it.wikipedia...i/Scienze_molli
 
si parla di soft science.

 

Tutte le discipline riconosciute in ambito accademico come tali sono ''scienze''. Per il resto, le definizioni sono in realtà molto varie e dipendono - ovviamente - dal significato attribuito alla parola ''scienza'': così abbiamo ''scienze dure'' e ''scienze molli'', ''scienze formali'' e ''scienze sperimentali'', ''scienze della natura'', ''scienze umane'' e ''scienze sociali'', ecc.

 

Così, ad es., la storia può essere considerata ora una scienza sociale, ora una scienza umana, ora semplicemente una disciplina o sapere. Non per questo perde la sua dignità accademica.


Modificata da Faber-Castell, 07 November 2018 - 08:08 PM.


#11
GabrieleEYE

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Lungi da me entrare nel merito della questione discussa (stra e stra-discussa...), preciso che si apostrofano con ''scienze delle merendine'' quei corsi di laurea aperti negli ultimi due decenni come ''scienze della pace'', ''scienze della comunicazioni'' e così via. Questi corsi in realtà tentano di proporre percorsi formativi legati ad ambiti molto specifici (infatti, sono spesso dei corsi magistrali) e che coniugano diversi saperi. Al di fuori di quei contesti per cui sono stati creati (ad es. per formare operatori interculturali, funzionari diplomatici, giornalisti, ecc.) sono sì carta straccia (nel senso che non sono spendibili quasi o nulla nel tradizionale mercato privato del lavoro), ma non per questo le discipline in essi insegnati - es. storia, sociologia, studi internazionali, pedagogia ecc. - hanno un qualche ''deficienza'' scientifico-accademica. 
 
Quindi ''scienze delle merendine'' non riguarda né le singole discipline, né tanto meno va considerato un sinonimo di scienze umane, filosofiche e sociali - che hanno un loro metodo, i loro ambiti di studi e una loro dignità scientifica riconosciuta.
 

 

Tutte le discipline riconosciute in ambito accademico come tali sono ''scienze''. Per il resto, le definizioni sono in realtà molto varie e dipendono - ovviamente - dal significato attribuito alla parola ''scienza'': così abbiamo ''scienze dure'' e ''scienze molli'', ''scienze formali'' e ''scienze sperimentali'', ''scienze della natura'', ''scienze umane'' e ''scienze sociali'', ecc.

Mah, a questo punto penso di essermi espresso male (visto che in due mi avete apostrofato su: ''scienze delle merendine'').
Intendevo sottolineare come l'idea di "corso di laurea prestigioso" visto da un universitario (comprendendo anche i professori) è differente da come viene visto dai professori e studenti delle medie o superiori, dove si tende a considerare i licei scientifici o classici come il massimo dell'istruzione italiana.

Questo discorso è venuto fuori proprio perché qualcuno ha criticato il nostro sistema scolastico definendolo un sistema arcaico (in questo caso concordo) e tendente a privilegiare le materie umanistiche rispetto a quelle che "servono a lavorare" (e in questo caso non concordo, e sono convinto che sia un idea che hanno maturato quelle persone che l'università l'hanno vista solo in cartolina).

[AGGIUNGO]
Poi si può anche dire che il nostro sistema, anche nel campo delle scienze applicate, dure, ingegneristiche, tenda troppo al teorico (ma anche qui, molto dipende dai professori e dall'università in cui si è studiato), ma non venitemi a dire che le scienze umanistiche sono considerati una punta come solitamente avviere per i licei scientifici o classici (i.e. parlo di stereotipi).


Modificata da GabrieleEYE, 07 November 2018 - 08:15 PM.


#12
Faber-Castell

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Mah, a questo punto penso di essermi espresso male (visto che in due mi avete apostrofato su: ''scienze delle merendine'').
Intendevo sottolineare come l'idea di "corso di laurea prestigioso" visto da un universitario (comprendendo anche i professori) è differente da come viene visto dai professori e studenti delle medie o superiori, dove si tende a considerare i licei scentifici o classici come il massimo dell'istruzione italiana.

Questo discorso è venuto fuori proprio perché qualcuno ha criticato il nostro sistema scolastico definendolo un sistema arcaico (in questo caso concordo) e tendente a privilegiare le materie umanistiche rispetto a quelle che "servono a lavorare" (e in questo caso non concordo, e sono convinto che sia un idea che hanno maturato quelle persone che l'università l'hanno vista solo in cartolina).

 

La questione delle ''scienze delle merendine'' esulava un po' da tutto ciò.

 

Personalmente, ritengo che l'opinione diffusa - almeno oggi come oggi - non si concentri tanto sull'idea che ''le materie letterarie sono superiori a quelle tecnico-scientifiche'': sono piuttosto i licei in sé (quindi quelle scuole in cui è la teoria a farla da padrona) ad essere considerati scuole di rango A rispetto ai tecnico-industriali, scuole di rango B.

 

Tant'è che, alle medie, i più bravi vengono indirizzati verso i licei (classico e scientifico in primis) e i più somari verso gli istituti tecnico-industriali. O almeno, così era dalle mia parti (Puglia).

 

Questo è ovviamente un retaggio del passato in cui l'élite intellettuale e politica proveniva dal liceo (classico, in particolare, ma non soltanto) e il frequentalo aveva importanti risvolti sociali (per l'individuo e per la famiglia) - anche perché spesso era legato a un effettivo miglioramento delle condizioni socio-economiche (ma oggi non è più così).

 

Gli anatemi che ogni due per tre vengono fatti al liceo classico sono spesso fuori luogo fuorvianti: quello che bisognerebbe fare imho è - da una parte - valorizzare al massimo i tecnico-scientifici (pareggiandoli sotto tutti i punti di vista ai licei - dalla qualità dell'insegnamento alle strutture) e dall'altro incentivare in generale gli studi universitari (abbiamo ancora fra i più bassi tassi di laureati rispetto alla pop. tot. fra i paesi sviluppati, se non erro), oltre che proporre una serie riforma dei programmi scolastici e l'alternanza scuola-lavoro almeno per gli ultimi tre anni di scuola.

 

Parallelamente, sia chiaro, bisognerebbe intervenire anche sul mondo del lavoro, altrimenti si forma personale per le aziende estere...



#13
Kevin Butler

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Quindi, io e i miei colleghi, siamo un gruppo di persone di un universo parallelo, buono a sapersi.
Ne deduco che interloquire con te sia al quanto futile, visto che siamo di realtà differenti (e che quindi le soluzioni ai nostri problemi sono probabilmente differenti).

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Gabriele.
 

Avrai trovato qualcuno che per suoi motivi ha in simpatia o in stima studenti provenienti dall'Italia. Buon per voi ma non per questo significa che il mondo brami gli italiani e voglia pagarli di più. In effetti parlare con te è futile, salutami il tuo universo, io continuo a lavorare sulla nostra terra nel frattempo...

E Alquanto va tutto attaccato

Modificata da Kevin Butler, 07 November 2018 - 10:36 PM.


#14
Itachi

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Quindi, io e i miei colleghi, siamo un gruppo di persone di un universo parallelo, buono a sapersi.
Ne deduco che interloquire con te sia al quanto futile, visto che siamo di realtà differenti (e che quindi le soluzioni ai nostri problemi sono probabilmente differenti).

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Gabriele.
 

 

 

Lavoro all'estero anche io e in effetti non ho mai visto questa preferenza per gli italiani se non nei settori culinari (cuoco/pasticcere ecc).

Anzi, dalla mia esperienza quando cerchi lavoro fuori dall'Europa parti svantaggiato già solo per il visto che per loro è una spesa e un'impegno che con un locale non hanno.

 

Nei casi in cui vieni chiamato li per progetti o ricerche ovviamente è diverso ma vale per persone di qualsiasi nazionalità.

 

Quindi in effetti sfugge anche a me perché un italiano dovrebbe essere visto meglio per un lavoro. Ma è la mia esperienza ovviamente.



#15
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La questione delle ''scienze delle merendine'' esulava un po' da tutto ciò.
 
Personalmente, ritengo che l'opinione diffusa - almeno oggi come oggi - non si concentri tanto sull'idea che ''le materie letterarie sono superiori a quelle tecnico-scientifiche'': sono piuttosto i licei in sé (quindi quelle scuole in cui è la teoria a farla da padrona) ad essere considerati scuole di rango A rispetto ai tecnico-industriali, scuole di rango B.
 
Tant'è che, alle medie, i più bravi vengono indirizzati verso i licei (classico e scientifico in primis) e i più somari verso gli istituti tecnico-industriali. O almeno, così era dalle mia parti (Puglia).
 
Questo è ovviamente un retaggio del passato in cui l'élite intellettuale e politica proveniva dal liceo (classico, in particolare, ma non soltanto) e il frequentalo aveva importanti risvolti sociali (per l'individuo e per la famiglia) - anche perché spesso era legato a un effettivo miglioramento delle condizioni socio-economiche (ma oggi non è più così).
 
Gli anatemi che ogni due per tre vengono fatti al liceo classico sono spesso fuori luogo fuorvianti: quello che bisognerebbe fare imho è - da una parte - valorizzare al massimo i tecnico-scientifici (pareggiandoli sotto tutti i punti di vista ai licei - dalla qualità dell'insegnamento alle strutture) e dall'altro incentivare in generale gli studi universitari (abbiamo ancora fra i più bassi tassi di laureati rispetto alla pop. tot. fra i paesi sviluppati, se non erro), oltre che proporre una serie riforma dei programmi scolastici e l'alternanza scuola-lavoro almeno per gli ultimi tre anni di scuola.
 
Parallelamente, sia chiaro, bisognerebbe intervenire anche sul mondo del lavoro, altrimenti si forma personale per le aziende estere...


Questo discorso sui licei vs istituto tecnici è verissimo, anche da me (basso Piemonte) ho sempre avuto la stessa percezione sociale.
Quelli ricchi di famiglia o che andavano bene a scuola se non andavano al classico o allo scientifico erano accompagnati dal chiacchiericcio delle mamme casalinghe.




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