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ESRB: le Loot Box con premi casuali non sono equiparabili al gioco d'azzardo


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Questa discussione ha avuto 42 risposte

#1
The Newser

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Nei giorni scorsi lo YouTuber TotalBiscuit ha chiesto all'Entertainment Software Rating Board di rivedere i propri criteri di valutazione per quei videogiochi che includono microtransazioni per le loot box casuali, equiparabili secondo la Webstar al gioco d'azzardo. Oggi arriva la risposta dell'ESRB, che riportiamo di seguito...
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#2
talyth

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L'avevo detto nell'altro articolo, che si sarebbe vista la questione da questo punto di vista.

Ora lancio una provocazione: se paragoniamo i lootbox alle figurine, perché non permettere lo scambio di doppie tra i giocatori?
Ah già, si vedrebbero dimezzare i guadagni..

#3
XX-YY-ZZ

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L'avevo detto nell'altro articolo, che si sarebbe vista la questione da questo punto di vista.

Ora lancio una provocazione: se paragoniamo i lootbox alle figurine, perché non permettere lo scambio di doppie tra i giocatori?
Ah già, si vedrebbero dimezzare i guadagni..

beh, tu puoi vendere un gioco digitale usato? :P

 

'europa si è solo espressa per i programmi professionali, che pare potrebbero essere cedibili "come usato" anche sono solo in formato digitale.



#4
XX-YY-ZZ

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diciamo che possiamo paragonarle a un gratta e vinci. ora, non so che requisti di età bisgna avere.... stessa cosa per poter acquistare un biglietto della lotteria. queste son cose paragonabili.

forse la legge dovrebbe porre discriminante con un tetto massimo monetario in un dato intervallo termporale. perchè concettualmente differenze non sono formalmente evidenti, o forse non ce ne sono

Modificata da XX-YY-ZZ, 12 October 2017 - 08:07 AM.


#5
zorroboban79

zorroboban79
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Io con le figurine ci sono cresciuto, ho ancora album di 30 anni fa, dubito che potremmo dire lo stesso delle "figurine" di FUT. Per lavoro mi è capitato di dover parlare di questo fenomeno a dei ragazzini delle medie, ho detto loro di quanto possa essere pericoloso l avvicinarsi a questo genere di transazioni, la foga e la "gioia" di spacchettare per trovare oggetti rari può diventare l' anticamera di una ludopatia futura, io fossi in queste associazioni non liquiderei in maniera così frettolosa e superficiale la questione.

#6
Wildbone88

Wildbone88
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Tendenzialmente, il gioco d'azzardo prevede che tu spendi soldi per vincere altri soldi, che poi quasi certamente andrai a reinvestire per vincerne altri ancora. una sorta di loop. Un loop che prevede percentuali altissime di perdita e misere di vincita, ecco perchè "gioco d'azzardo". tutta qui la questione.

Non trovo dunque sbagliato il giudizio di ESRB, visto che effettivamente hai sempre una ricompensa, anche se magari non ti serve.

#7
gianlu983

gianlu983
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Trovo molto più scorretto il dover spendere soldi per comprare gemme e saltare il tempo di attesa nei giochi, che spendere soldi per aprire una cassa che dentro ha comunque ALMENO un qualcosa.
Poi se diventa ludopatia, tutto è contestabile, anche i videogiochi stessi, possono essere causa di ludopatia, non legata al denaro, ma all'impiego del tempo e a livello sociale.

#8
Gianp

Gianp
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diciamo che possiamo paragonarle a un gratta e vinci. ora, non so che requisti di età bisgna avere.... stessa cosa per poter acquistare un biglietto della lotteria. queste son cose paragonabili.

forse la legge dovrebbe porre discriminante con un tetto massimo monetario in un dato intervallo termporale. perchè concettualmente differenze non sono formalmente evidenti, o forse non ce ne sono


la differenza è che non haiun premio sicuro in questi casi..

#9
ningen

ningen
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Prevedibile che nonostante tutto le cose non sarebbero cambiate, visti gli enormi interessi dei publisher dietro questo sistema. Ed era tral'altro prevedibile che l'ESRB si sarebbe pronunciata contro una possibile segnalazione della presenza di microtransazioni o loot casuale, confermando ancora una volta l'inutilità di tale sistema. Mi fa ridere che questi sono riusciti a trovare una scappatoia per una questione "linguistica" legata al termine usato, negando quindi in questo modo che il problema esista. Non lo vogliono chiamare gioco d'azzardo? Basta inventarsi altri termini per definire il fenomeno (sindrome da spacchettamento compulsivo o microtransiction addicted ad esempio), ciò non cambia il fatto che il problema esiste ne che ancora una volta l'ESRB ha fatto una figura misera.

Modificata da ningen, 12 October 2017 - 09:21 AM.


#10
Gianp

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personalmente credo che dalla nostra generazione in poi si stia facendo ingegneria sociale per "educarci" al considerare le loot box ed affini come qualcosa di perfettamente normale ed onesto , quando , benchè non si tratti di gioco d'azzardo vero e proprio , gli studi ed i meccanismi alla base di queste ricompense provengono tutti da quell'ambito.
D'altra parte noi che siamo cresciuti con i videogiochi tendiamo a distanziarci notevolmente dal gioco d'azzardo in quanto tale.
Pensate ai bambini ed i loro genitori per cui è perfettamente normale fare acquisti in game sui vari Clash Royale: il meccanismo è simile a quello dell'Happy Meal per McDonalds , se vogliamo.
Non mi stupirei se ad un certo punto lo stato decidesse di tassarle , come avviene per alcol , sigarette e svapo..

#11
Guest_MIK0eYe

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Prevedibile che nonostante tutto le cose non sarebbero cambiate, visti gli enormi interessi dei publisher dietro questo sistema. Ed era tral'altro prevedibile che l'ESRB si sarebbe pronunciata contro una possibile segnalazione della presenza di microtransazioni o loot casuale, confermando ancora una volta l'inutilità di tale sistema. Mi fa ridere che questi sono riusciti a trovare una scappatoia per una questione "linguistica" legata al termine usato, negando quindi in questo modo che il problema esista. Non lo vogliono chiamare gioco d'azzardo? Basta inventarsi altri termini per definire il fenomeno (sindrome da spacchettamento compulsivo o microtransiction addicted ad esempio), ciò non cambia il fatto che il problema esiste ne che ancora una volta l'ESRB ha fatto una figura misera.

Concordo, esattamente il mio pensiero.
Corretto fare distinzione: se ricordate di recente Blizzard ha dovuto comunicare le percentuali con cui questi loot vengono generati proprio per andare incontro alla legislazione cinese in materia di gioco d'azzardo. Conoscendo tali percentuali di fatto si rientra nei parametri.
Ok, appurato che c'è una differenza, mi sembra altrettanto corretto che si faccia distinzione tra un titolo che presenta la meccanica dei loot box e quello che non ce l'ha. Non sarà gioco d'azzardo, ma è pur sempre qualcosa a cui magari dare un nome ("acquisto a risultato incerto"?) e che va comunicato.

#12
Fabrizio Menesini

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Il problema è che al contrario delle figurine, questi non sono trasferibili e fisici
Quindi per me andrebbe quanto meno indicato nel gioco

#13
Stein

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Forse non è paragonabile al gioco d'azzardo, però rischia di creare casi inquietanti di dipendenza. E questo non può essere certo qualcosa di positivo per l'immagine dei videogiochi.



#14
carlman97

carlman97
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Forse non è paragonabile al gioco d'azzardo, però rischia di creare casi inquietanti di dipendenza. E questo non può essere certo qualcosa di positivo per l'immagine dei videogiochi.

Eh va beh, ma qualsiasi cosa in determinati contesti può diventare dipendenza. Dipende tutto dall'autocontrollo del singolo individuo

#15
Fantasy Francy

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Il fatto che non siano equiparabili al "puro gioco d'azzardo", dove puoi vincere qualcosa qualunque oppure niente, non implica che tale transizione monetaria con i lootbox debba essere ignorata.

Perché se l'ERSB ha intenzione di ignorare tale pratica, che come minimo dovrebbe essere trasparente e regolamentata già dalla confezione del prodotto stesso, allora significa che non è nel suo interesse intervenire in tal senso.
(Dimostrando come poco gli interessi di tale pratica nei videogiochi venduti in versione fisica)




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