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Neon Bible - Vol 9 - RUBRICA

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Questa discussione ha avuto 7 risposte

#1
The Newser

The Newser
  • EyeFicionados Supreme

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Neon Bible - Vol 9 - RUBRICA
Come si rapportano i videogame con l'industria delle armi?
Il prode Francesco Fossetti ha recentemente pubblicato un articolo molto particolare, che analizza la comunicazione e il marketing dell’industria dei videogiochi nel periodo a cavallo tra la commercializzazione della prima e seconda Playstation.Furono anni in cui Sony scelse di parlare ai propri utenti e ai non giocatori in toni criptici, di frontiera: una scelta che non ha avuto un seguito, con le proposte attuali che spesso ricadono nella mera banalità.Ci sono però altre strade per promuovere i videogiochi e, addirittura, i videogiochi possono diventare il veicolo per pubblicizzare altri oggetti e brand, esattamente come accade nel mondo del cinema grazie a quel fenomeno che in gergo è chiamato product placement.
Leggi l'articolo completo: Neon Bible - Vol 9 - RUBRICA (Multi)



#2
Link-F

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  • Responsabile Editoriale

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  • Gruppo: [Web]Webmaster
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Negli ultimi giorni si è letto di tutto sulla connessione fra videogiochi e violenza. Molte posizioni sono state corrive e superficiali, ed ovviamente è impossibile abbracciarle.
Però questo pezzo mette in risalto molti aspetti passati sotto silenzio. Le iniziative di marketing legate al mercato delle armi sono terribili e da condannare a priori. Sembra di esser tornati ai tempi in cui le industrie di sigarette pagavano le produzioni cinematografiche.

E' anche vero che i videogiochi avrebbero la forza comunicativa per trattare la guerra in maniera molto particolare, e quasi sempre si riducono a botti ed esplosioni.

#3
Swingboy

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  • "Ho fatto Barbecue!"

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Tempo fa sono entrato in un negozio di videogiochi e una signora cercava un gioco da regalare a suo figlio. Il commesso le ha proposto i vari Assassin's creed, Cod...
La signora ha chiesto subito se non erano troppo violenti, ma il commesso ha detto una cosa tipo "beh, ormai sono tutti così".
La signora non sembrava proprio convinta e inoltre non era sicura che quei giochi non rientrassero già nella collezione del figlio, così ha chiamato a casa il fratellino e gli ha chiesto delucidazioni. Insomma, il figlio e suo fratello, i quali, si capiva, erano solo ragazzini, li avevano praticamente già tutti (con gran sorpresa della signora)! O.o
Secondo me giochi PEGI 16 o 18 sono tali per un motivo: rendere un uomo un colapasta in Max Payne non è propriamente salutare ed educativo. E' divertente se si ha la maturità di comprenderlo e capire che è finzione.
Non sto dicendo che dai videogiochi nasce la violenza e che poi uno si mette a fare lo shootdodge per strada sparando all'impazzata, ma che deve esistere una protezione educazionale familiare! Non si può giocare a GTA a 12 anni, la trovo francamente una VIOLENZA sulla mente del ragazzino.
Il passo indietro non lo devono fare i programmatori, riducendo la violenza, ma le famiglie, informandosi sui prodotti e controllando a cosa giocano i loro figli.

Fra parentesi, io quel giorno ero andato a comprare Mirror's edge: un FPS pacifista. XD

#4
gatsu90

gatsu90
  • Little Eye Fan

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mi sorge un dubbio ma se un rivenditore vende un PEGI 18 ad un 14enne è legale?
lo domando solo per ignoranza non so esattamente come funzione e cosa implica la definizione come PEGI.
cmq c'è un errore nella data del world trade center ^_^

#5
john fitzgerald kennedy

john fitzgerald kennedy
  • Eye Terminator

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I videogiochi "violenti", i vari Cod, MW, Battlefield, sono la semplice rappresentazione della realtà non viceversa.
E' incredibile che si contesti ancora nel 2013 questo postulato. A qualcuno evidentemente fa comodo...

#6
Link-F

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  • Gruppo: [Web]Webmaster
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I videogiochi "violenti", i vari Cod, MW, Battlefield, sono la semplice rappresentazione della realtà non viceversa.
E' incredibile che si contesti ancora nel 2013 questo postulato. A qualcuno evidentemente fa comodo...


Si ma qui il punto è un altro. Ovvero, che ci si indigna perchè qualcuno postula una connessione fra videogiochi e stragi di massa (ed è giusto indignarsi), ma poi un'azienda publisher può tranquillamente avviare inziative di marketing e co-branding con gente che vende caricatori estesi e accessori. Resta futile cercare nei videogiochi il motivo delle esplosioni di violenza, ma iniziative come queste dovrebbero essere guardate storte, soprattutto in un paese in cui la diffusione di armi da fuoco è un problema serio.

#7
dpiktor

dpiktor
  • Little Eye Fan

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  • Messaggi: : 58
Una vecchia storia... Eric Fromm si chiedeva come mai ci fossero ragazzi che nel Bronx degli anni '70 "non" spaccassero le cabine telefoniche... invertendo la domanda generale. Discorso complesso. Bell'articolo comunque!

#8
Discipline

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  • One Eye

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e il collegamento tra videogiochi e automobili? e con gli alcolici? e le droghe? e il sesso?
insomma mi pare normale che in un gioco di guerra ci siano le armi ed è normale che se ci voglio mettere armi "firmate" devo rendere il favore al proprietario di quella firma.
il problema, come al solito, è quello che accade caso per caso in ogni singola famiglia, dove una persona cresce e sviluppa la propria personalità. e come al solito è la stupidità di certe persone e permettere che certe cose accadano, omettendo di vigilare quando è il caso; o lasciando che certi problemi di carattere crescano e si sviluppino oltre una soglia critica;....o piu' semplicemente non spegnendo la televisione quando sarebbe il caso.




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