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Intervista a Oliviero Toscani[Mah] inside


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Questa discussione ha avuto 3 risposte

#1
Banjo

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Eccola, raggiungibile anche su clickblog.it

Interviste Clickblog: Oliviero Toscani



Non è vero che i migliori fotografi sono quelli americani. Non è vero che la storia della fotografia è stata scritta solo da Ansel Adams o da Henri Cartier-Bresson. Anche nel nostro bel paese ci sono stati e ci sono tutt’ora dei fotografi che hanno contribuito anch’essi a produrre immagini uniche in ogni genere fotografico. Inauguriamo quindi una serie di Interviste Clickblog con una bella chiacchierata con un nome davvero importante della fotografia italiana: Oliviero Toscani.

Il Secolo XIX La definisce “Genio dell’immagine e della provocazione”: si riconosce in questa definizione?

Questa è una conseguenza del mio lavoro. Io non mi riconosco nella conseguenza. Io mi riconosco in ciò che faccio. La conseguenza del mio lavoro è la provocazione: se l’arte non provoca non è arte. Strano che il nome provocazione sia percepito come un nome negativo. Se è così, viviamo in una società tremenda. Provocare è molto positivo: provocare l’amore, provocare l’amicizia, provocare la bellezza, provocare la curiosità. Provocare è un nome bellissimo. Se non c’è la provocazione, non si vive. Bisogna essere sorpresi e provocati. Se mi dicono provocazione, allora grazie, bel complimento.

Tre aggettivi per descrivere Toscani?

Fortunato, privilegiato, arrapato. Fa anche rima.

Chi sarebbe e cosa farebbe Toscani, se nella sua vita non ci fosse stata la fotografia?

Sicuramente qualcosa di più interessante. Sto ancora aspettando la mia vera vocazione. Avendo il padre fotografo, non è stata una scelta. Da grande, vedrò cosa farò.

Su GQ Lei definisce navigare sul web “Roba per gli stupidi”: ma non c’è proprio nulla di buono su Internet?

Non ho detto questo. È che purtroppo tutto ciò che è facile è stupido. La maggior parte della gente va sul web, davanti al computer, perché è la cosa più facile del mondo. Allora Facebook è una stupidaggine. Chi ha 400 amici su Facebook, sono amici stupidi. Non è possibile. Non c’è l’esperienza fisica e diretta delle cose, non c’è la vera gratificazione e soddisfazione. Non si può scopare un monitor: ci vuole un uomo o una donna. Invece la gente adesso fa questo.

Oggi tutti hanno una fotocamera. Tutti fanno splendide foto. Tutti hanno estimatori. In base a quali elementi allora è possibile distinguere chi sa davvero realizzare fotografia di qualità?

La qualità non ha niente a che fare con la qualità della tecnologia. Si possono benissimo fare delle fotografie fantastiche con il telefonino e fare delle foto di [Censura] con la macchina più sofisticata e cara che ci sia. Per me la fotografia è l’immagine della memoria storica della condizione umana. Quando la fotografia assurge a questa qualità, allora diventa interessante. Non per questo deve essere una fotografia complicata, difficile, tragica. La condizione umana è anche un paesaggio, un oggetto. Non si devono fotografare solo gli esseri umani. Deve essere la memoria storica, ciò che rimarrà, ciò che succede, sta succedendo ed è successo.

Il fotoamatore scatta quando vuole, come vuole, a chi vuole. Il fotografo professionista non sempre ha tutta questa libertà. Quanto incidono le esigenze dei clienti nei confronti della libertà creativa del fotografo?

Per me la libertà non è fare quello che voglio. Per me la libertà è incatenarmi ad un progetto, per liberarmi dal senso di colpa, dall’ansietà, dalla noia, dalla rabbia, dal senso di essere inutile. Per me la libertà è liberarmi dai complessi umani. Lo posso fare solamente se ho un progetto con un committente. Per me stesso non ne ho bisogno. Non divento libero, se io faccio quello che so fare da solo. Un progetto, soprattutto se è condizionato dal committente e da tante altre ragioni, dà grandi possibilità di libertà. Attenzione: libertà non è andare in vacanza. Al contrario, andare in vacanza vuol dire andare ancora più profondamente nei propri complessi.

Alcune sue idee pubblicitarie sono semplicemente geniali. Dove trova oppure dove va a cercare queste idee?

Io non vado a cercare niente. Io faccio quello che sono. Anzi mi fa molto paura la gente che ha le idee. Io non trovo che la gente che ha le idee sia creativa. Bisogna stare attenti a quelli che hanno idee. Il vero creativo esprime ciò che è, non cerca nessuna idea. Quando qualcuno mi dice “Sai Toscani, sono pieno di idee, ma non so come esprimerle”, gli dico “vedi tu non sei un creativo”. Il creativo non ha questo problema, il vero creativo è colui che esprime ciò che pensa. Non deve cercare nessuna idea, anzi, se cerca idee non è creativo.

C’è un’immagine in particolare tra le tante da Lei realizzate che Le è particolarmente cara e per quale ragione?

Ognuna appartiene ad un tempo, ad un momento. Devo dire che quella dell’anoressia non è male, è forte, è un ritratto della società moderna. Ha tante cose insomma. È una condizione umana. È veramente la memoria storica di un momento storico.

Cosa ne pensa di fotografi pubblicitari come LaChapelle o Dave Hill, che usano immagini estremamente complesse ed impiegano pesantemente il fotoritocco?

Ognuno fa quello che vuole fare. Io trovo che sia tutto curioso, divertente, interessante. Mi piace vedere quello che fanno gli altri. Non sono qui a criticare. Trovo che LaChapelle sia divertente e colorato, ha un’energia. Hill non so chi sia. Sono quelle cose di moda, sono delle tendenze. Ragazzi, io sono cinquant’anni che lavoro. Ne ho visti tanti passare di questi qua.

Il fatto di lavorare con la fotografia Le ha fatto perdere il piacere di fotografare per se stesso?

Io non fotografo per me stesso. Non ne ho bisogno. Le foto famiglia le fa mia moglie. Io fotografo per gli altri, fotografo perché le mie foto siano pubblicate. Chiaro, sono stato l’altro giorno a fotografare le nozze d’oro di un amico: divertente. C’è ancora il divertimento. Ho una piccola macchinetta che mi porto sempre dietro.

Con quale fotocamera ha iniziato a fotografare ed a quale è rimasto eventualmente più affezionato?

Io non mi affeziono, non sono un feticista della macchina fotografica. Il mio sogno è non aver una macchina fotografica e fare le foto. Se potessi fotografare con i miei occhi, sarebbe molto meglio. Purtroppo bisogna usare una macchina per registrare cosa gli occhi vedono. Poi purtroppo non è mai così precisa come vedono gli occhi. Però devo dire che l’iPad e l’iPhone sono fantastici. Mi piacciono molto i telefonini e le macchinette compatte. Mia padre era fotografo, quindi le varie macchinette giravano in casa. La mia prima macchina era una Rondine della Ferrania. Una macchinetta amatoriale, una scatolettina. E poi tutte le altre, come la Leica.

Ha qualche consiglio da dare a chi volesse affacciarsi al mondo della fotografia pubblicitaria?

Io non faccio distinzione tra fotografia pubblicitaria o reportage o altro. L’unica fotografia per la quale non ho alcun rispetto è quella che chiamano fotografia d’arte. Quando una fotografia non serve a niente, diventa fotografia d’arte. La fotografia è applicata, è pubblica. Deve essere pubblica. Poi uno può chiamarla pubblicitaria. Ma la fotografia di reportage fa pubblicità ad un avvenimento sociale. La fotografia è sempre applicata ad un potere, industriale o politico o religioso. Come l’arte. Fare il fotografo vuol dire avere la coscienza della società e soprattutto avere una visione unica, irripetibile, personale. Inutile copiare i LaChapelle, come ce ne sono duemila, o copiare i fotografi che sono già sul mercato. Se uno ha una personalità veramente forte, una visione individuale, se ha veramente qualcosa da dire, faccia il fotografo. Altrimenti neanche inizi, che ne abbiamo tanti che non sono bravi.

In puro stile Marzullo: c’è una domanda che non le hanno mai fatto in un’intervista e quale sarebbe la risposta?

Mi domando come mai Marzullo faccia una domanda così cojona. L’ha fatta anche a me, ma non ricordo cosa ho risposto. Era 5/6 anni fa. Credo anche che mi abbia intervistato due volte. Questa è una domanda tremenda. Capisci che non è una domanda. Uno non si fa una domanda così. Posso dire “Oliviero, perché diventi vecchio?”. L’unica sicurezza nella vita è invecchiare, se uno ha la fortuna di farlo. Devo mettere da parte i soldi per la sicurezza, quando sono vecchio. La vecchiaia è una sicurezza incredibile. Non ti mettono neppure in galera, se ammazzi qualcuno


Mah, non so, a me sembra che nelle risposte voglia sempre fare il "fenomeno" e l'anticonformista, anche quando non ce n'è bisogno.

#2
krikke

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Faccio una piccola premesa, a me Toscani a volte piace a volte no, di certo non e' il mio fotografo preferito, ma lui e' una star, e' sulla cima da anni e li' rimarra' per sempre ormai.

Diversamente da altri fotografi che arrivano sulla cresta dell'onda e ci restano per un battito di ciglia. Questo per quanto mi riguarda gli da il diritto ormai di fare il fenomeno, tanto di risultare piu' o meno simpatico non gli interessa e questo lo porta ad essere (credo) sfacciatamente sincero. Aggiungi anche che in questi anni il suo ego e' cresciuto insieme al suo successo (ma non gliene faccio una colpa sarebbe cresciuto anche il mio e credo di tanti altri :D).

Tutto sommato l'intervista mi piace, soprattutto dove sostiene, che non conta l'attrezzatura, ma il dito che fa lo scatto a differenza di Nikon che i giorni scorsi ha sollevato un polverone (poi ovviamente hanno ritrattato) dicendo il contrario hahaha.

#3
Banjo

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si anche per me non è il mio preferito ma di certo è uno bravo bravo. Però a me dall'intervista ha dato proprio l'idea di non essere stato sincero, ma che anzi abbia voluto rispondere ogni volta per forza con qualcosa di "eccentrico".


Poi non ho capito il discorso sulla fotografia d'arte. Che vuol dire fotografia d'arte? c'è un genere preciso di fotografia d'arte?

#4
krikke

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Bho, arte e' un concetto secondo me, credo che lui intendesse dire che comunque le sue foto hanno un significato, non sono fine a se stesse

Capisco la tua sensazione, ho riletto l'intervista ma continuo a credere che l'essere eccentrico ormai faccia parte del suo personaggio, quindi probabilmente nemmeno lo fa apposta.




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