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Difficoltà a trovare lavoro dopo l'universitàDi chi è la colpa?


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Questa discussione ha avuto 171 risposte

#1
COMITANO

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Tante volte sui giornali si leggono storie di ragazzi che hanno un ottimo percorso accademico, laurea a pieni voti, master etc ma non riescono a trovare lavoro. Probabilmente qualcuno di noi conosce di persona qualcuno che si trovi in questa situazione.

 

Da una parte c'è chi dice che dopo aver investito tempo, fatica e denaro nello studio sarebbe giusto poter lavorare nel proprio campo.

Dall'altra c'è chi dice che se ci si specializza in un ambito che non ha mercato non ci si può lamentare poi del fatto che non si trovi lavoro.

L'intero discorso si lega poi a corsi di laurea dalla dubbia utilità, università che insegnano troppa teoria, corsi a numero chiuso e chi più ne ha più ne metta.

 

Voi come ripartite la colpa in questa situazione?

È giusto indignarsi quando si legge che una persona uscita dall'università a pieni voti comunque non trova lavoro?

 

 



#2
Kevin Butler

Kevin Butler
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Dipende da quale università sei uscito



#3
Escher

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Beh, io sono in questa esatta condizione

 

Sono uscito con buoni voti, grandi conoscenze ma il mondo del lavoro vorrebbe esclusivamente sfruttarmi. 

 

Ho fatto architettura, magistrale vecchio ordinamento. L'ultimo corso come quelli di una volta, quinquennale, ci spaccavano il cùlo.

 

Eppure dopo niente di niente: stage non pagati, tirocini gratis, mi hanno addirittura offerto un rimborso spese di 200 euro al mese con possibilità di prendere 5000 l'anno :gad2:

 

Sinceramente non sono indignato, ma molto deluso quello si. Sarò costretto a lasciare Roma appena finito il master, perchè non c'è niente qui. Dovrei provare a Milano, o forse addirittura fuori all'estero.



#4
X-Kenny

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Un ragazzo con la terza media che lavora in fonderia guadagna di più :asd:



#5
DOMO KUN

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Beh, io sono in questa esatta condizione
 
Sono uscito con buoni voti, grandi conoscenze ma il mondo del lavoro vorrebbe esclusivamente sfruttarmi. 


Impossibile :sisi:

http://www.corriere....rincipale.shtml

#6
Escher

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e quelli so ingegneri, che qui in italia vengono considerati un gradino sopra di noi. Per noi è molto peggio :asd:

 

Il problema è che comprendo pure la voglia di risparmiare, ma è la gente che si presta a questo sfruttamento che proprio non capisco.



#7
COMITANO

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Beh, io sono in questa esatta condizione

 

Sono uscito con buoni voti, grandi conoscenze ma il mondo del lavoro vorrebbe esclusivamente sfruttarmi. 

 

Ho fatto architettura, magistrale vecchio ordinamento. L'ultimo corso come quelli di una volta, quinquennale, ci spaccavano il cùlo.

 

Eppure dopo niente di niente: stage non pagati, tirocini gratis, mi hanno addirittura offerto un rimborso spese di 200 euro al mese con possibilità di prendere 5000 l'anno :gad2:

 

Sinceramente non sono indignato, ma molto deluso quello si. Sarò costretto a lasciare Roma appena finito il master, perchè non c'è niente qui. Dovrei provare a Milano, o forse addirittura fuori all'estero.

 

Il tuo è uno degli ambiti che ha la fama peggiore infatti.

Tipicamente quando si parla di architetti/avvocati/giornalisti che devono imparare il mestiere si sentono cose assurde.

 

Quello che intendevo dire con il primo post è appunto questo: magari prima di iniziare sapevi sarebbe stato difficile lavorare in quest'ambito o magari no, ma gli stage non pagati, i tirocinii e i rimborsi ridicoli sono qualcosa che esula dalla "colpa" di aver scelto un ambito piuttosto che un altro.

 

 

Un ragazzo con la terza media che lavora in fonderia guadagna di più :asd:

 

Lì penso che non offrano stage non pagati :sese:



#8
Escher

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Quello che intendevo dire con il primo post è appunto questo: magari prima di iniziare sapevi sarebbe stato difficile lavorare in quest'ambito o magari no, ma gli stage non pagati, i tirocinii e i rimborsi ridicoli sono qualcosa che esula dalla "colpa" di aver scelto un ambito piuttosto che un altro.

 

 

 

Per me esula. Ho scelto architettura perchè sono portato come architetto, se no avrei seguito altri percorsi. Non immaginavo fosse così difficile all'epoca, ma la colpa non è mia, quanto piuttosto di un surplus nel settore. Con 3 università solo a roma, mille indirizzi e geometra, l'architettura è un settore saturo di gente, gran parte incapace.

 

Inoltre questa saturazione ha portato ad un arretramento mentale e commerciale del nostro settore rispetto agli standard europei: si investe male, non c'è trasparenza, la progettazione integrata in italia è nulla se non in pochi, sporadici casi. 

 

C'è tanto lavoro, ma anche tanta gente che non è disposta ad investire. 



#9
_skynight_

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thread su ngi

 

Solo Over 70: ma quelli del 68 a noi, il culo quanto ce lo avrebbero rotto ?

 

migliore risposta che risponde alla tua domanda.

 

Ci han lasciato un'economia rovinata. Un pianeta talmente avvelenato che se sei in campagna e vedi un ruscello, ci bevi solo se l'alternativa e' morire di sete. In Italia poi, han scaricato su di noi le loro follie economiche anni 80. Facendolo quando noi non potevamo combattere perche' eravamo letteralmente dei bambini.
 
Possono pure andare a fare in culo.

Modificata da _skynight_, 03 June 2017 - 11:56 AM.


#10
Cydonian Ace

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La questione si riduce semplicemente a domanda ed offerta di lavoro: ci sono sempre più laureati, ma la nostra economia asfittica fatica ad assorbirli tutti. Poi ci sono chiaramente alcune facoltà ed università che faticano più di altre. Va bene indignarsi, ma lo si faccia nel modo giusto: la colpa non è delle aziende, che trovano una grande disponibilità di laureati e per forza di cose questo abbassa la loro disponibilità a pagarli, ma della politica che non riesce a creare un ambiente economico decente per permettere la crescita e quindi una maggiore disponibilità di posti di lavoro



#11
H4ch1k0

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Partirò da un bias di successo, ma per me è sempre questione di capacità personali.

Quando si sceglie un certo tipo di percorso, è più importante avere capacità imprenditoriali che saper effettivamente fare quello che vorresti fare.

 

Io sviluppo software, non sono laureato (ho lasciato il PoliMI dopo un anno, sotto consiglio del professore di informatica proprio per avviare l'attività), e supero tranquillamente le 6 cifre all'anno da ormai 7 anni (ora ho 27 anni, casa, 2 bambini). Il motivo per cui i miei amici di uni, ora laureati, faticano ad arrivare a 25k l'anno, è che non sanno vendersi.
Non sono in grado di far arrivare fondi, che è la cosa più importante. Generare leads, trovare clienti, garantire budget.

 

Per assurdo, se sai far quello, non hai bisogno di saper fare nient'altro. Se so generare 200.000€ di progetti l'anno (relativamente poco nel mercato mobile, per esempio), posso pure pagare uno o due dei miei amici laureati un 3000€ lordi al mese a testa (cifra generosa in Italia) e fare comunque 128.000€. 

Ma vale per tutto, per ogni settore. Quando ci si infila in un contesto del genere (dal medico, all'architetto, all'ingegnere informatico, passando per avvocati, fisioterapisti e via dicendo), devi partire SAPENDO che la tua capacità di trovare clienti è più importante di quella che ti permette di soddisfarne i bisogni. Che non vuol dire che come medico puoi far cagare, più sei bravo, più clienti avrai di conseguenza, più business genererai. Ma che essere un ottimo programmatore non porta necessariamente il pane a casa. Essere bravissimo a trovare progetti e clienti, sì. Unisci le due cose, e fai tutto da solo, senza spese.

 

Se poi l'unico obbiettivo durante il percorso di laurea, era farsi assumere da qualcun altro, vuol dire partire già limitati nel potenziale e nella scelta.

Il problema maggiore, che ho visto tra le mie conoscenze, è il discorso dei 'binari'. Finché c'è il percorso scritto, vai a scuola, studia, dai l'esame, laureati, son tranquilli e bravissimi.

Quando si ritrovano senza più binari sotto i piedi, perché ai curriculum con zero esperienza oggi non risponde nessuno, non sono in grado di lavorare autonomamente su soluzioni alternative.

Senza considerare quelli che fanno un percorso di laurea, senza studiare TUTTO IL GIORNO l'inglese...e non parlo di emigrare. Ci sono un mare di lavori remote al giorno d'oggi, ma se non sai l'inglese, dalle risorse ai clienti, ti limiti esclusivamente all'Italia, stai abbastanza fresco.


Modificata da H4ch1k0, 03 June 2017 - 02:15 PM.


#12
Hecks

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Sinceramente non sono indignato, ma molto deluso quello si. Sarò costretto a lasciare Roma appena finito il master, perchè non c'è niente qui. Dovrei provare a Milano, o forse addirittura fuori all'estero.

A Milano non credo che le possibilità lavorative siano tanto diverse rispetto a Roma... forse un filo meglio. 



#13
Escher

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in parte di una società corrotta  ai limiti dell'immaginabile che delinea nettamente le classi sociali e  per una parte colpa degli studenti che credono che troveranno subito lavoro nell'apparato in cui hanno studiato senza ovviamente la minima esperienza.

 

beh questo è relativo, c'è un sacco di gente con l'esperienza giusta che viene ugualmente snobbata. Io per esempio ho avuto la fortuna di lavorare 3 anni e farmi le ossa mentre studiavo in uno studio, per poi gestirmi clienti abbastanza famosi qui tramite un altro studio successivamente. Eppure niente, non ha portato a nulla.

 

C'è anche da dire che il laureato fa un investimento su se stesso, studia quel tempo invece di lavorare per essere poi, successivamente, più ferrato in certi campi, quindi potenzialmente più valido. Ma anche perchè per fare certi lavori è necessaria :asd:

 

Ma tutto questo non comporta ugualmente, almeno qui, una retribuzione adeguata alle competenze, anzi addirittura l'inserimento è difficoltoso. CIoè è come se i professionisti non servissero in certi settori.



#14
Kevin Butler

Kevin Butler
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Ci metto un po' di considerazioni a muzzo sul motivo del problema, magari le riprendo meglio singolarmente

 

  • Assenza di politiche nazionali per il lavoro
  • Incapacità delle aziende di rapportarsi alle istituzioni (anche a causa della durata e composizione dei governi passati)
  • Demonizzazione dell'industria italiana da parte di famiglie, scuole, istituzioni, "classe intellettuale" e politica italiana
  • Costo del lavoro esagerato e produttività del lavoratore non all'altezza del costo
  • Delocalizzazione della produzione
  • Deindustrializzazione nazionale
  • Crescita del terziario asfittica rispetto alla crescita delle figure inglobabili dallo stesso


#15
luuca

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bisogna sapersi reinventare...
porto l'esempio di mio cognato, ingenere uscito dal poli di torino, si e fatto un po' di esperienza sfruttato all'osso in un grosso studio, poi è passato a fare... il muratore!!!
sono ormai alcuni anni che si occupa principalmente di ristrutturazioni e non l'ho mai visto così sereno... ha raggiunto la tranquillità economica ed un appagamento che prima si sognava.
e il tutto durante un periodo nero per l'edilizia, grazie alle sue esperienze ed al fatto che fino a qualche tempo prima era dall'altra parte della "barricata".
io sono anche nel settore ed ho perso il conto di quante soddisfazioni si è tolto con i suoi ex colleghi.

per carità, poi lui è un ragazzo particolare che ama "sporcarsi le mani" e ha sempre mal digerito il lavoro d'ufficio, ma per lui è stata una scelta vincente (nonostante abbia causato un mezzo infatto ai genitori :sisi: )




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