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Martini, Englaro, Welby: rifiuto dell’accanimento terapeutico o eutanasia?


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#1
Merlìk

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Riporto un'articolo preso da un sito che dovrebbe riassumere esaurientemente le 3 vicende.



Lo scorso 31 Agosto 2012 moriva il Cardinale Carlo Maria Martini, all’età di 85 anni, arcivescovo emerito di Milano, città alla cui guida pastorale egli è stato per ben 23 anni. Se mi è permesso, come medico, vorrei provare a fare un pò di chiarezza in merito a quanto in questi giorni si è detto e si sta dicendo in merito alla sua morte.
Premetto che davanti alla morte di una persona, a maggior ragione di un cardinale, si dovrebbe rimanere in silenzio e in preghiera: il mistero della morte è infatti troppo complesso per essere svenduto alla mercé di tutti. Tuttavia i mass media e l'opinione pubblica in coro stanno facendo del compianto Card. Martini un'icona del mondo laicista: che aberrazione, che abominio, che sciacallaggio!
In molti, di cui tanti spero in buona fede, forse non hanno ben chiare le differenze che in medicina intercorrono tra eutanasia, accanimento terapeutico e cure sproporzionate. Purtroppo, però, ci sono persone che se ne approfittano per diffondere false verità e distorcere così i fatti per pubblicizzare le proprie idee.
Per entrare nel cuore della questione, brevemente, vorrei discutere degli aspetti medici della morte del Card. Martini e di quella di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby, dal momento che molti in questi giorni le stanno, impropriamente e scorrettamente, accostando tra loro.

Partendo in ordine cronologico, Piergiorgio Welby era affetto da una grave forma di malattia muscolare, la distrofia di Duchenne, dall'età di 16 anni. Questa malattia è caratterizzata da un'evoluzione progressiva. Tuttavia nessun medico avrebbe potuto dire con sicurezza QUANDOsarebbe giunta la sua morte. Si sa invece COME si muore di questa malattia, e cioè solitamente per insufficienza respiratoria e/o infezioni polmonari. Interrompendo l'assistenza ventilatoria e somministrando un anestetico generale, il 20 Dicembre 2006 l’anestesista Mario Riccio ha procurato direttamente la morte di Welby: un vero e proprio omicidio del consenziente dunque.
Eluana Englaro era una ragazza che, in seguito ad un incidente stradale cui è rimasta coinvolta, ha vissuto per 17 anni in uno stato vegetativo, sino alla sua morte, il 9 Febbraio del 2009, occorsa in seguito alla decisione di sospendere i trattamenti vitali di alimentazione e idratazione cui era affidata. Lo stato vegetativo è uno stato di non responsività, attualmente definito come una condizione caratterizzata da: stato di vigilanza, alternanza dei cicli sonno/veglia, apparente consapevolezza di sé e dell’ambiente circostante, mancanza di risposte comportamentali agli stimoli ambientali, mantenimento delle funzioni autonomiche e di altre funzioni cerebrali. In genere, il paziente in stato vegetativo non necessita di supporti medici per il mantenimento delle sue funzioni vitali: è in grado cioè di respirare autonomamente e, spesso, anche di deglutire e quindi di alimentasi normalmente. Pertanto, il paziente in stato vegetativo non può in alcun modo essere considerato un malato terminale, potendo la sua condizione protrarsi stabilmente anche per periodi di tempo molto lunghi. La dicitura medica di stato vegetativo ‘permanente’ è stata recentemente sostituita da quella di stato vegetativo ‘persistente’, proprio perché, ad oggi, nessun medico e nessun esame diagnostico sono in grado di predire con sicurezza la definitiva irreversibilità della condizione, alla luce di casi di risveglio anche a distanza di notevoli anni dall’inizio dello stato vegetativo.
Eluana Englaro, quindi, respirava autonomamente, possedeva dei normali ritmi sonno/veglia, rispondeva consapevolmente agli stimoli ambientali, era parzialmente in grado di deglutire autonomamente, anche se alimentata con più facilità tramite PEG. Eluana, allora, non era affatto una paziente terminale, anzi, tutt’altro; infatti poco tempo prima della decisione di farla morire, ebbe anche una riattivazione del suo ciclo mestruale, indice di pieno benessere e salute fisica.
Come nel caso di Piergiorgio Welby per quanto riguarda la sospensione della ventilazione meccanica, anche per Eluana la decisione di interrompere l’alimentazione e l’idratazione, che non si potevano certo considerare terapie, né tantomeno potevano considerarsi sproporzionate, in una persona che non si trovava assolutamente in uno stato terminale, cioè in una situazione di morte certa, imminente ed inevitabile, ne ha determinato direttamente la morte. Anche in questo caso il medico ha deciso ‘il QUANDO’ la sua paziente sarebbe morta, in questo caso di fame e di sete! Capiamo bene, allora, che anche per Eluana si è fatta un’eutanasia, cioè si è deciso di ucciderla.
Per quanto riguarda il Card. Martini, invece, la cui situazione clinica, pur con le dovute cautele, può essere paragonata a quella del Beato Giovanni Paolo II, entrambi affetti da Morbo di Parkinson, ci si è trovati in una condizione profondamente differente dalle due precedenti. Il cardinale, dopo 17 anni di malattia, era entrato nella sua fase terminale di vita, in cui nessuna terapia per cui egli era in cura avrebbe potuto modificare la sua storia clinica. La PEG o il sondino naso-gastrico, che gli avrebbero permesso l'alimentazione enterale non sarebbero serviti a modificare il suo decorso clinico: egli è stato comunque alimentato e idratato ugualmente per via parenterale, cioè tramite flebo. Pertanto, nessuna terapia avrebbe potuto impedire al cardinale una morte imminente, certa ed inevitabile. Dunque, in questa situazione, qualunque terapia sarebbe potuta, a ragione, essere considerata come "accanimento terapeutico".
Inoltre, è anche doveroso sottolineare come il Card. Martini nei suoi 17 anni in cui è stato affetto dal Morbo di Parkinson si sia sempre affidato al suo medico nell’assunzione delle terapie che gli hanno consentito di curare la sua malattia. Secondo la diretta testimonianza del medico che lo ha seguito in questi anni, il dottor Gianni Pezzoli, direttore dell’unità di Neurologia del Centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, sappiamo che il cardinal Martini oltre a non essere «attaccato ad alcuna macchina» è sempre stato «molto scrupoloso nell’assumere farmaci e non ha mai detto “questo non lo voglio”».
Se il Card. Martini e il suo medico hanno giustamente deciso di rinunciare a trattamenti medici sproporzionati alla sua fase terminale di vita, in cui la morte era imminente, certa ed inevitabile,non si può però certo dire che al cardinale sia stata praticata l’eutanasia: in base a quanto sinora spiegato sarebbe quanto di più falso si potrebbe affermare!

Dopo aver analizzato gli aspetti medici ed etici dei casi di Welby, Englaro e Martini, dobbiamo tuttavia ammettere come in alcune situazioni cliniche il confine tra cure sproporzionate (che quindi ci farebbero ricadere nell'accanimento terapeutico) ed eutanasia (quindi omicidio diretto del consenziente) possa divenire molto labile. Tuttavia è sempre essenziale analizzare in maniera obiettiva il singolo caso, per poi prendere le dovute decisioni. E' chiaro, però, che un medico, nel considerare le volontà del paziente, non potrà mai assecondarlo in sue eventuali richieste eutanasiche: nessuno di noi dispone della vita umana, neanche della propria, e nessun medico, per giuramento ed etica professionale, può cagionare la morte di un proprio assistito!
Ma se abbiamo definito l'accanimento terapeutico come la ‘somministrazione di cure sproporzionate in relazione all'obiettivo clinico’, possiamo allora concludere che, quello che non è accanimento terapeutico rischia allora di diventare eutanasia. Mi spiego meglio; una terapia sproporzionata non è mai in grado di ottenere risultati di fronte ad una morte certa, inevitabile e soprattutto imminente. Ma, allora, se la morte del paziente non è imminente, certa ed inevitabile quella terapia è utile, e, allora, sospenderla significherebbe non curare il paziente e quindi ricadere nell'eutanasia.
Occorre ora un'altra precisazione: cosa deve essere considerato terapia? Cosa no? Cioè, l'alimentazione e l'idratazione devono essere considerate terapie? E la ventilazione meccanica?Mangiare, bere e respirare fanno parte dei bisogni primordiali di ogni uomo, e mai possono essere considerati farmaci! Quello che semmai può essere considerato 'sproporzionato' è il modo con cui questi vengono somministrati (es. peg/sondino in paziente terminale, tracheotomia/ventilazione meccanica in paziente terminale).
Quello che deve sempre essere chiaro è che un medico può sapere COME un paziente morrà, ma non potrà mai decidere QUANDO dovrà morire. Se la morte è imminente e certa allora non può essere in alcun modo evitata, ma se la morte non è imminente, accelerarla vorrebbe dire decidere QUANDO il paziente deve morire (si pensi ai casi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro quindi): ecco allora in questi casi si sta facendo eutanasia!
Ricordando come non sia facile poter distinguere tra le due situazioni, tuttavia se volta per volta si considerano questi principi che abbiamo ora brevemente esposto, nel rispetto dell'alleanza terapeutica tra medico e paziente, la decisione diviene allora più chiara! Ma ricordiamoci sempre che il medico ha sempre il compito di curare e, quando non più possibile, di prendersi cura, ma mai di uccidere!
Comprendiamo bene, adesso, le profonde differenze tra i tre casi appena esposti, e inoltre abbiamo definito e distinto l'eutanasia dall'accanimento terapeutico. E' necessario sempre essere ben informati prima di commentare o interpretare fatti così delicati che riguardano la morte delle persone. Allo stesso modo trovo davvero molto scorretto strumentalizzare la morte di una persona per raggirare la verità e propagandare così la propria ideologia.
Il Card. Martini, che piaccia o meno, era fedele alla dottrina della Chiesa; renderlo ora un'icona laicista è quanto di più scorretto si possa fare!


E riporto un pezzo della lettera della nipote che quantomeno lascia perplessi.

Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l'hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato.


Ora, partendo dal presupposto che se non ci si scanna è mwglio (i Mod di TL mi staranno odiando :D) vorrei capire il vostro pensiero su questa vicenda un po sospetta.

Il mio pensiero è che ci sia stata una differenza di trattamento....

#2
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Io sono per il suicidio razionale assistito, sono già oltre.

#3
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sono 3 casi totalmente differenti... e comunque il cardianl Martini è po' fuori luogo, almeno come caso clinico. o lo si inserisce per le idee che professsava?

#4
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E' accanimento terapeutico ovviamente, nell'ultimo caso. Se lo attaccavano alle macchina, moriva ugualmente, qualche tempo dopo, ma moriva comunque.
Anche mio nonno è morto in questo modo, e anche la mia bisnonna. Quando arriva la vecchiaia, arrivano spesso anche le malattie dovute alla vecchiaia. Il corpo non ce la fa più, e attaccarlo alle macchine serve solo a prolungare l'agonia.

#5
Merlìk

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Sono d'accordo con te, però non mi pare che a tutti i terminali venga concesso di scegliere almeno qui in italia.

@CREONTE

non è fuori luogo Martini perchè la "stranezza" dei suoi ultimi momenti di vita ha creato un polemica non indiferente




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