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La Bocca del Lupo (2010) [rece: 8]di Pietro Marcello


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#1
Cinematografo

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La Bocca del Lupo - RECENSIONE (Cinema)
Miseria e nobiltà nella poetica Genova di Pietro Marcello

"Vivevano laggiù, in mezzo a stenti e a privazioni indicibili, poveri e laceri, in preda a crudeli infermità, spesso visitati dalle bestie feroci e dai serpenti, sprovvisti talvolta perfino del pane quotidiano, ma felici nella loro miseria...". Questo passo tratto dall'opera letteraria ottocentesca "La Bocca del Lupo" esprime appieno povertà e poesia rievocate nel film di Pietro Marcello. Il titolo del film si rifà infatti all'omonimo romanzo verista dello scrittore Gaspare Invrea, nom de plume Remigio Zena, che seppe così bene rappresentare il mondo dei poveri e della soggiacente indigenza che Montale disse di lui: "Nessuno capì così bene i poveri, i diseredati, come lo Zena; nessuno li lasciò ragionare con tanta indulgenza, con tanta pietà superiore e nascostamente sorridente." L'idea alla base della pellicola, vincitrice peraltro della 27a edizione del Torino Film Festival, nasce dall'attività che da molti anni la Fondazione San Marcellino, gesuiti di Genova, svolge in favore della comunità genovese di senza tetto, emarginati e indigenti di ogni sorta. L'intento era appunto quello di dedicare l'intero spazio di un'opera filmica a quelle persone che sono in genere costrette a vivere dei soli avanzi della società. Il progetto è stato poi preso in carico dalla struttura produttiva della Indigo Film, da sempre attenta a promuovere il cinema indipendente di qualità, e affidato al trentenne regista casertano Pietro Marcello, già autore dell'apprezzato Il passaggio della linea, che ha dato voce nel suo docu-film a due aspetti preminenti: la volontà di restaurare il ricordo di una Genova in cui il Novecento sembra essersi arenato e l'urgenza di dedicare una sentita riflessione a quelle vite spesso ignorate ma che restano nondimeno il cuore pulsante e l'anima di una città, testimoni viventi del mutevole corso degli eventi. Ma l'opera ha anche un terzo proposito, quello di rendere omaggio ai cineamatori genovesi che hanno saputo, negli anni, riprendere lo scorrere della storia, fermando con l'occhio della camera la loro città in un eterno divenire. Infine la storia di cui si narra, vera e tristemente nota di gente invisibile, destinata a un'esistenza raminga in quel viavai bolso dei carruggi e sospinta d'ogni intorno nella bocca del lupo, è qui raccontata in modo magnificamente inconsueto.

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#2
Adalgrim

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Devo vederlo al più presto, sono interessatissimo a questo film :sisi:




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